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Il programma del Salone del Libro 2010
si può leggere qui, un piccolo libro elettronico, con un click si sfogliano le pagine, la lettura diventa legame tra passato e futuro. Il
motivo conduttore dell'edizione di quest'anno era la memoria.
A Torino se ne è parlato a lungo nei giorni scorsi e l'affascinante tema è stato analizzato da diversi punti di vista, nel corso di interventi, presentazioni e lezioni: l'incontro con Pupi Avati
La memoria italiana tra letteratura e cinema, La memoria difficile: dire la Shoah, la Lectio magistralis di Gianfranco Ravasi
“Fate questo in memoria di me”, l'incontro con Giuseppe Tornatore Cinema e memoria: Ba'aria, l'incontro con Helga Schneider
Le memorie difficili, la Lectio magistralis del Cardinale Bagnasco
Segni della memoria e sfida educativa e
l'incontro con Umberto Eco L'avvenire della memoria. Dice Eco che esistono tre parole che significano la stessa cosa, anima, cultura e memoria. "L'anima è fondamentalmente memoria, perdi la memoria perdi la continuità di te stesso, perdi l'anima"
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Mi ricordo il meraviglioso personaggio di Borges, ""Funes el memorioso" che, "cadendo, perdette i sensi; quando li riacquistò, il presente era quasi intollerabile tanto era ricco e nitido, e così pure i ricordi più antichi e più banali". Ireneo, immobilizzato, vede e ricorda, nei minimi particolari, assimila ogni cosa, nei minimi dettagli e la sua memoria infinita racchiude la complessità dell'universo, difficile da interpretare e filtrare. "Noi, in un occhiata, percepiamo: tre bicchieri su una tavola. Funes: tutti i tralci, i grappoli e gli acini d’una pergola. Sapeva le forme le forme delle nubi australi dell'alba del 30 aprile 1882, e poteva confrontarle, nel ricordo, con la copertina marmorizzata d'un libro che aveva visto una sola volta, o con le spume che sollevò un remo, nel Rio Negro, la vigilia della battaglia di Quebracho."
"Egli ricordava, infatti, non solo ogni foglia di ogni albero di ogni montagna, ma anche ognuna delle volte che l’aveva percepita e immaginata."
Un racconto che mi ha fatto immaginare una condizione di perfetta infelicità.
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