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domenica 21 febbraio 2010

"Può scoppiare in un attimo il sole": la leggerezza di Malamorenò


Malamorenò di Arisa, canzone orecchiabile e allegra, in realtà tocca il cuore di chi l'ascolta.

Gioiosa e spensierata, la musica nasconde i temi senza tempo che ritroviamo in alcune parole della sua canzone, amore,  cielo, emigrato, fortuna, verità, speranza  paura, Dio,  oblio, dolore. 

Sono sentimenti profondi che Arisa e le sorelle Marinetti -Turbina, Mercuria e Scintilla - hanno proposto con leggerezza e che fanno dimenticare la banalità del Festival di Sanremo.

lunedì 23 febbraio 2009

Il presente è spostato più in là di qualche ora...(da "Caro Festival" di Paolo Giordano)

Circa tredici milioni di italiani hanno seguito il Festival di Sanremo ma, come ha detto il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, altri quarantacinque milioni non lo hanno visto. Nel corso delle serate dell'edizione 2009, alcuni autori italiani hanno inviato un testo, sotto forma di lettera: quello di Paolo Giordano (autore del libro “La solitudine dei numeri primi”) “aggancia” sentimenti e situazioni di molte persone; lo propongo in questo post, nonostante il critico televisivo Aldo Grasso l'abbia definito un “temino di prima elementare”.
(Il testo della lettera non si trova sulla rete, l'ho trascritto ascoltando la bellissima lettura di Alessandro Haber).


Caro Festival,
è stato un inverno rigido qui, lento e faticoso come una convalescenza. L’ultima nevicata mi ha colto alla sprovvista, un mattino di qualche settimana fa. Sdraiato sul letto, le persiane ancora chiuse, ho pensato: “Ecco sta nevicando“. Si capiva dai rumori, dalla loro inusuale assenza. Sono uscito di casa presto, per ripulire la rampa dei garage. Il mio vicino Roberto mi aveva preceduto. "Buongiorno come stai?" Gli ho domandato. “Insomma…”. Non ci ho fatto caso, erano solo convenevoli. I fiocchi di neve asciutti restavano incollati alle maniche del giaccone. Osservandoli da vicino, potevi studiare le simmetrie dei cristalli, tutte simili e ognuna differente. “Il lavoro?” Roberto ha conficcato la pala più a fondo, spingendola con il tallone. Ha alzato le spalle e distolto lo sguardo, mentre io realizzavo di essere stato …incauto. Più volte nell’ultimo mese avevo sentito la sua voce in casa, anche al mattino. Ma Roberto fa il rappresentante, non ha orari fissi, capita che esca in pieno giorno, il maglione con la zip tirata su fino al mento, la valigetta priva di tracolla, la serratura della Station Wagon attivabile a distanza. E rientra quando io ho già finito di cenare. “Ma quindi sei…sei…” mi sono interrotto, perché la fine della frase suonava stonata, come una sgrammaticatura. “Sì “. Roberto ha rovesciato un altro mucchio di neve e quello si è disfatto, al suolo, come farina. Abbiamo continuato a spalare in silenzio, rivolgendoci le spalle.
Poi lui si è lasciato andare: “L’abbiamo chiamata così forte che alla fine è arrivata”. Ha detto. “Sai, non ci pensi davvero, finche non ti succede. E un giorno ti ritrovi a girare per casa senza nulla da combinare, come in un intralcio. Questa settimana ho sostituito tutte le piastrelle scheggiate della cucina, le romperei di nuovo pur di avere qualcosa da aggiustare. Da fuori non si può capire. E' come essere …malati”.
Quindi mi sono allontanato con l’automobile. Roberto stava ancora spalando per rendere agibile una rampa che quel giorno non doveva condurlo in alcun luogo.
Insomma, la crisi ci ha raggiunto fino a qui, fino al nostro impersonale condominio con i balconi che affacciano ad ovest, ai margini della zona industriale, come un onda provocata da una esplosione lontana che ha attraversato l’oceano, si è è schiantata sulle montagne, sollevandosi in un muro, per poi rovesciarsi e sommergere tutto, ritirandosi ci lascerà spogliati...e fragili
Mesi fa guardavo alla tv, degli impiegati. con le cravatte allentate, lasciare i grattacieli in cui lavoravano: reggevano in braccio degli scatoloni, ma accadeva in un altro continente. Qui di grattacieli non ce ne sono.
Non ci pensi davvero, fin che non ti succede.
Per me crisi non era che una parola ripetuta sui giornali, alla televisione, ora l’avverto tutta intorno: una vibrazione invisibile che scuote ogni oggetto nelle mie mani.
Ho rivisto Roberto sotto i portici, al centro, qualche giorno fa. Guardava la vetrina di un negozio di abbigliamento intimo: un manichino di donna, testa, braccia e gambe mutilate, ruotava intorno al proprio asse con indosso un completo di cotone bianco punteggiato di minuscoli fiori.
Stavo per chiamarlo, ma poi ho notato come abbassava lo sguardo, imbarazzato al sopraggiungere di altri passanti. Ha scosso la testa come a dire "no, no, non posso" e si è allontanato in direzione della piazza. Dopo qualche passo si è arrestato, di colpo, è tornato indietro di nuovo a fissare la vetrina. Io ho pensato: "Entra, su dai entra a comprarlo". Perché in quel momento mi è sembrato importante che lo facesse, indispensabile addirittura, per lui e per me. E mi è sembrato insensato e ridicolo che un uomo di 48 anni non potesse permettersi un regalo così per la donna che ama, in un paese in cui gli alberi sono piantati a distanza regolare ai margini delle strade, e i cellulari ricevono il segnale dentro le gallerie e sotto terra.
Roberto ha scrollato le spalle, nervoso ed esitante. Poi è entrato nel negozio.
Stasera, dal letto, sento la televisione accesa nel soggiorno del mio vicino, i bassi resistono allo spessore dei muri e ogni tanto distinguo gli applausi come scoppiettii scintillanti. Immagino Roberto, sul divano, che abbraccia la moglie, insinua una mano sotto la sua maglietta e al tatto riconosce il completo nuovo che le ha regalato. Si sorridono, complici, ma non possono dire nulla, perché i bambini sono ancora svegli, vogliono guardare Sanremo. Roberto non si sente malato, adesso, il presente è spostato più in la, di qualche ora. L’inverno si ferma fuori dalla finestra e la neve già inizia a sciogliersi.
Caro Festival, è il momento che suoni una canzone per lui, una romantica, tanto romantica da farlo imbarazzare, tanto sensuale da sfinirlo di desiderio, tanto da stordirlo e permettergli di dimenticare….
almeno per stasera, suonala, adesso,

tuo
Paolo Giordano

martedì 17 febbraio 2009

Sanremo tra musica e società

Parte prima (17/02/2009) - Non solo musica
C’è una novità : anche il Festival di Sanremo, quest’anno ha un blog.... I numeri dei commenti ai post della redazione, ben lontani dai nostri, vanno da 137 a 1.400.
Ma noi oggi, su People and Dreams, proviamo un nuovo post: lo dividiamo in sei parti (la prima e una per serata) e lo aggiorniamo, se avete piacere, con qualche vostro contributo.
Parleremo di musica, ma non solo. Paolo Bonolis ci riserverà senz'altro qualche sorpresa…

(Una l’abbiamo avuta : l'importo del suo cachet...un milione di euro…)
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Prima serata (17/02/2009) - La felicità sballotta
In modo virtuale, abbiamo visto Mina : con un “contributo video” - come dirà più tardi Roberto Benigni “ormai sono rimasti solo lei e Bin Laden a mandare filmati”….
Questa sera le canzoni erano espressioni dell'amore ma anche dei disagi del nostro tempo: la fretta, la crisi, l’immigrazione, l’omosessualità, la divisione sui grandi temi ed i problemi reali delle persone.
Che dire di Roberto Benigni? Parla per immagini, rivolto al pubblico spiega: “la felicità sballotta e non la controllo” e il suo affetto ce lo rimanda “milluplicato”…
Poi tocca l’argomento della crisi e del divario tra i politici che “vogliono “la certezza della pena” e gli italiani che “vogliono la certezza della cena”.
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Seconda serata (18/02/2009) - Ciao Fabrizio...
Patty Pravo invece scende le scale del Teatro Ariston - in nude look - viva e palpitante. Bellissima, vera e attuale, come la sua canzone “E io verrò un giorno là”, che parla delle conseguenze estreme che l'amore può provocare.
“Come può un uomo uccidere il suo amore? Com’è successo, che proprio io, abbia spento il tuo sorriso! Nel silenzio di una colpa che non riesco a perdonare".

...Stasera Sanremo ha ricordato Fabrizio De Andrè...ciao Fabrizio...

E con "Caro Festival", la lettera inviata da Paolo Giordano, torna l'argomento crisi - vale un post da sola...
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Terza serata (19/02/2009) - La chiappatella...

C'è una "chicca" di Striscia sul televoto - la responsabile di un Call Center candidamente spiega che vengono inviati migliaia di voti, a pagamento - segnalata da Veggie "...se già tutto è programmato "a tavolino", potrebbero semplicemente far ascoltare le canzoni e farle votare dalla "giuria interna", senza mettere la chiappatella delle telefonate-voto da casa, che servono solo per far fare soldi alle compagnie telefoniche..."

"Grosso errore sarebbe dimenticare Mino Reitano" ha scritto oggi Maurizio: stasera Sanremo si è ricordato di lui con una bella canzone interpretata da Ornella Vanoni, e l'ha salutato...

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Quarta serata (20/02/2009) - "Volevano gli ascolti, e lui glieli ha dati"

Ancora due sere e per Bonolis arriverà il suo Sabbath, o “tempo del riposo”…meritato, a quanto pare.
Oggi Lucetta, nel suo commento, ha ben sintetizzato Sanremo 2009: “Bonolis è stato bravissimo: volevano gli ascolti e lui glieli ha dati”.
Non ha detto che è stato un bravo conduttore, bensì che è stato bravissimo ad ottenere l’obiettivo che gli avevano chiesto di raggiungere.
Dunque anche a Sanremo, il fine giustifica i mezzi…

..."sincerita' .. un elemento imprescindibile .." , segnalata oggi da Carol, vince la serata per le nuove proposte.

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Quinta serata (21/02/2009) - Non ho l'età...per cantare

In una mail ricevuta oggi leggo: "...il bello e il fascino delle canzoni è che ognuno di noi ci vede qualcosa; e che provocano emozioni a non finire..." Le Canzoni.

E gli Interpreti? sono artisti, persone speciali, diventano "big" o "mostri sacri”, passano gli anni, e la loro età non ha grande importanza (ma è vero....?)

----- Finale del 59° Festival: "Carta canta" e vince Sanremo.

----- Da un commento sul Web, per terminare con un sorriso, il finale della storia di Luca: "Luca ha lasciato la moglie per un barbiere di Frattamaggiore. La canzone è invalidata! e con lei anche il Festival!"