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mercoledì 7 aprile 2010

I figli di Giustino Parisse, i nostri figli.



Dopo il 6 aprile 2009 mi sono spesso domandata se qualcuno sentisse qualche responsabilità, non per ciò che era avvenuto, ma per quello che non era stato fatto, prima. 
Qualcuno, mi domandavo,  si sarà posto, pur nel dolore, il problema della responsabilità?
Io abito in provincia di Milano, sono lontana dall'Abruzzo e ho due figlie. Il sei aprile del duemilanove mi sono domandata cosa abbiamo sbagliato, perchè sapevo che qualcosa avevamo sbagliato, e come mai nessuno lo domandasse ad alta voce.
Poi, ho letto la lettera che Giustino Parisse ha scritto ieri ai suoi due figli, Domenico e Maria Paola, morti sotto le macerie della loro casa. L'ho letta quasi senza respirare, incredula.

"Io ho avuto la grande colpa di fidarmi di chi ci rassicurava, come voi vi siete fidati di me. Ma della vostra morte sono il primo colpevole: non cerco alibi o giustificazioni anche se mi aspetto anch’io che la giustizia degli uomini faccia chiarezza fino in fondo e stabilisca se prima del sisma ci siano state leggerezze, superficialità, incompetenze."

Giustino Parisse chiede conto a sè stesso, prima che agli altri e le sue parole sono una precisa assunzione di responsabilità. Nei confronti dei suoi figli, dei nostri figli.

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mercoledì 30 dicembre 2009

Nota di fine d'anno

Per il post di chiusura di quest'anno mi sarebbe piaciuto pubblicare un'immagine di giovani studenti che parlano, sorridono, studiano, si scambiano  idee e progettano; e, a commento, i loro nomi.

Loro potrebbero rappresentare le speranze per il nuovo anno; potrebbero simboleggiare lo spirito di avventura, indispensabile per affrontare le nuove sfide e, con la necessaria leggerezza,  avviarsi verso il nuovo decennio, senza gli inutili timori di chi, prima di proseguire, si guarda indietro.

Alla fine, ho scelto di non pubblicare alcuna immagine e non scrivere i loro nomi a commento.


*Questa nota di fine anno è dedicata ai ragazzi e alle ragazze che stavano alla Casa dello Studente - e da là non sono riusciti a fuggire - la notte del sei aprile duemilaenove*



mercoledì 8 luglio 2009

sabato 11 aprile 2009

Abruzzo: dimenticare il mondo per una settimana

  • Da domenica notte l'informazione ha chiuso i confini ed in Italia abbiamo seguito esclusivamente le notizie dell'evento tragico che ha colpito gli abruzzesi e gli italiani.
    E questo è accaduto fino ad ieri, Venerdì di Passione, giorno in cui sono stati celebrati i funerali delle vittime.


Nel resto del mondo, gli eventi si sono susseguiti: nel nord della Cina si è sciolto un ghiacciaio che ha inondato la città di Arxa, Wall Street ha chiuso con gli indici Usa ai massimi, in Thailandia è stato dichiarato lo stato di emergenza ed il vertice dei leader asiatici è stato interrotto.
  • Da oggi si riaprono le porte al resto del mondo, si ascolta quello che accade al di fuori dei nostri confini e qualcuno parte per le programmate vacanze pasquali .
E' giusto! non si può restare chiusi, ma dobbiamo fare tesoro di questa terribile esperienza: la memoria è un patrimonio inestimabile ed insostituibile e, se il terremoto in Abruzzo è riuscito a scuotere le coscienze, oltre alle fondamenta dei palazzi, sarà servito a qualcosa.
Le città italiane devono avere alcuni punti di riferimento, quali le scuole, gli ospedali, le prefetture, i comuni, che non devono "crollare" insieme alle case ed alle antiche chiese.
Altrimenti, anche quest'ultimo tragico contributo, non sarà servito a nulla.