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giovedì 15 luglio 2010

Addio vecchio tavolo in formica

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Cosa è un tavolo se non un'asse con quattro gambe che la tengono sospesa..... eppure oggi, in cucina da mia madre, quando stavo smontando "quel" tavolo , ritornavano alla mente tantissimi ricordi...quella corda legata alla gamba...


Cene, pranzi, feste, gioie , speranze e delusioni, urla, il fasciatoio appoggiato, la prima busta paga ..... otto bulloni da svitare e nel frattempo ricordi, immagini....ma dovevo proprio rottamarlo questo pezzo di legno che mi sembrava così vecchio?... e, proprio mentre esco dalla porta, mia madre mi guarda e mi dice- sai che mi spiace...- ma...è un pezzo di legno con quattro gambe cromate!!... - le rispondo, dandole un buffetto sulla guancia...


Quando l'ho scaricato dalla macchina e l'ho lanciato nel cassonetto del legno, mi è sembrato intravedere quattro bambini felici seduti sopra, come fosse un tappeto volante...Grazia Luciano Maurizio e Patrizia...addio vecchio tavolo in formica.



(grazie per questo scritto, a Luciano)
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giovedì 10 giugno 2010

Dedica

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Ai momenti divertenti,
alla rabbia,
alla determinazione nel continuare,
alla voglia di mollare,
agli abbracci,
ai pianti,
ai sorrisi,
alle incomprensioni,
agli attimi di complicità,
ai momenti in cui ho creduto di aver sbagliato tutto
e a quelli in cui ho creduto di aver fatto la scelta migliore,
a tutto quello che in questi cinque anni ci avete insegnato,
a tutto quello che in questi cinque anni ci ha fatto crescere,

...Tutto lì dentro...

a Voi che c'eravate,
a Voi con cui sono cresciuta,
a Voi che mi avete capita,
a Voi che non avete capito proprio niente,
a Voi che mi avete insegnato tanto,
a Voi da cui ho imparato tanto,
a Voi che avete tutta la mia gratitudine,
a Voi che mi avete aiutata,
a Voi che mi avete sostenuta,
a Voi che mi avete incoraggiata,
a Voi che mi avete resa diversa,
a Voi che ve ne siete andati,
a Voi che siete passati,
a Voi che mi avete accompagnata in tutto questo percorso,

a Te che sei sempre stata disponibile,
a Te che sei arrivata quest'anno, ma mi sei entrata nel cuore,
a Te che solo ora sto capendo davvero che persona sei,
a Te, la mia migliore amica, la cosa più bella che mi sia capitata in quella scuola.

Non vi dimenticherò mai.

..."E' tutto scritto ed è qui dentro e viene tutto via con me"...
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sabato 5 giugno 2010

"Quando mi vieni a prendere" di Ligabue: il mondo visto con gli occhi dei bambini


Mia madre che ha insistito che facessi colazione
e sa che la mattina il mio stomaco si chiude
ho finto di esser stanco, ho finto di star male
lei non ci casca più e io non schivo più l’asilo

In macchina si è messa a cantarmi una canzone
è sempre molto bella
anche se oggi non mi tiene
Il latte viene su
e mi comincio a preoccupare
che in mezzo a tutti gli altri
mi vergogno a vomitare

Quando mi vieni a prendere?
Quando finisce scuola?
Quando torniamo ancora insieme a casa?
Quando mi vieni a prendere?
Dammi la tua parola.
Quando giochiamo insieme a qualche cosa?

E la maestra oggi
sembra molto più nervosa
non so se è colpa nostra
o se sente chissà cosa
un paio di noi altro le fanno sempre fare il pieno
e io vorrei soltanto
che non mi stessero vicino

e poi è stato come quando tolgono la luce
e la maestra urlava come con un’altra voce.
Se non stiamo buoni arriva forse l’uomo nero
io prima ho vomitato e lui adesso è qui davvero







Quando mi vieni a prendere?
Quando finisce scuola?
Quando torniamo ancora insieme a casa?
Quando mi vieni a prendere?
Dammi la tua parola.
Vieni un po' prima fammi una sorpresa

L'uomo nero forse è qui
perchè ci vuol mangiare
non vedo la forchetta
ma il coltello può bastare
ti chiedo scusa mamma se ti ho fatta un po' arrabbiare
ma fai fermare tutto
che ho capito la lezione
e tu e papà che litigate spesso sul futuro
e io che sempre chiedo
ma il futuro che vuol dire

e l'uomo nero gioca
e questo gioco quanto dura
forse dopo questo gioco
avrò meno paura

Quando mi vieni a prendere?
Quando finisce scuola?
Quando torniamo ancora insieme a casa?
Quando mi vieni a prendere?
Dammi la tua parola.
Ti devo chiedere un'altra volta scusa

e la maestra adesso è sdraiata e sta dormendo
i miei amici urlano, qualcuno sta ridendo
ci sono le sirene e sono sempre più vicine
che giochi enormi che sa organizzare l’uomo nero
i miei amici ora stanno solamente urlando
e tutti quanti insieme
è proprio me che stan guardando
ma non ho scelto io di stare qui con l'uomo nero
appena lui mi lascia
è con voi che voglio stare

Quando mi vieni a prendere?
Quando finisce scuola?
Quando torniamo ancora insieme a casa?
Quando mi vieni a prendere?
Dammi la tua parola.
Vieni un po’ prima
fammi una sorpresa

Luciano Ligabue  - Quando mi vieni a prendere (Dendermonde 23/01/09) -  Album "ARRIVEDERCI, MOSTRO!" -
pubblicato e distribuito da Warner Music

Vedi altro: I mostri e il paese delle favole nell'album di Ligabue

domenica 23 maggio 2010

Inter campione d'Europa: una vittoria vista con gli occhi del cuore

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torno ora da piazza duomo...
colori, suoni, rumori, urla, musica...


penso a mio padre, l'ultima finale l'avevo vista con lui...
guardo il cielo , è nero e azzurro...
quante stelle ...... è dolce questa notte



(Luciano)
 
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venerdì 23 aprile 2010

Siamo tutti migranti


“Siamo tutti migranti. Stiamo permanentemente abbandonando una terra per trasferirci altrove” afferma Christina de Caldas Brito.
Ed è proprio così, il distacco è un’esperienza ineliminabile dalla vita umana: lungo il proprio percorso, ciascuno di noi deve scontrarsi con questa realtà e affrontarla, perché ogni cambiamento consiste nell’abbandonare una situazione nota, familiare e trovarsi in una nuova, diversa condizione.
Ogni mutamento, dal più grande al più piccolo, incide inevitabilmente sulla nostra persona, sul nostro essere. Siamo portati ad ogni passo, a confrontarci con noi stessi, ad adattarci a situazioni a volte non gradite e a trovare la forza di affrontarle ed accettarle, in alcuni casi, anche senza poterle comprendere.
Hesse sostiene: “La linea essenziale del nostro destino è fatta di queste esperienze che nessuno vede” perché avvengono all’interno, nel profondo del nostro animo e sono invisibili agli occhi della maggior parte delle persone ma si manifestano, di fatto, nella più profonda essenza. Le esperienze che viviamo ci determinano e ci modificano ed è proprio attraverso il distacco e il cambiamento che, a poco a poco, possiamo comprendere chi siamo veramente.
“Era….la prima crepa nei pilastri che avevano sorretto la mia vita infantile e che ogni uomo deve abbattere prima di diventare se stesso.” Ogni volta che quei pilastri vengono scalfiti ci sentiamo soli a dover affrontare il mondo, a dover trovare la nostra strada ed è come se una parte di noi stessi morisse assieme ad un ricordo smarrito, ad una persona cara scomparsa, ad un luogo abbandonato nell’oblio della memoria. “Assaggio la morte che ha un sapore amaro perché è nascita, angoscia e paura di un tremendo rinnovamento.”
Ed è in quei momenti che tutto ciò che prima ci pareva familiare viene percepito come qualcosa di estraneo, diverso e, per certi aspetti, ignoto. Si apre uno squarcio dentro di noi che spesso è difficile ricucire. Quando ad esempio ci allontaniamo dal nostro ambiente e partiamo per un viaggio, più o meno lungo, che modifica profondamente la nostra interiorità, la nostra visione delle cose, al momento del ritorno veniamo pervasi da una sensazione particolare, ci sentiamo estranei visitatori di quella che un tempo chiamavamo “casa”. Nulla è cambiato in quel luogo, ma tutto è cambiato dentro di noi. Non sempre è possibile ricucire quello strappo; come sostiene Christiana de Caldas Birto, però, “gli ostacoli possono trasformarsi in occasioni di crescita” perché è proprio quando ci sentiamo persi, estraniati dal mondo che ci circonda, che siamo spinti alla ricerca di noi stessi, troviamo, dentro di noi, nuove energie, una nuova forza che ci permette di ricostruire quella parte di cuore che temevamo di aver perso per sempre e, così, come nel viaggio secondo la visione di De Chirico, giungiamo “ad una probabile conquista…un nuovo arrivo e subito dopo una nuova partenza”. Non si finisce mai di ricercare la propria identità, di conoscere se stessi: c’è sempre qualcosa da scoprire nel profondo del nostro animo. Ed ecco che De Chirico ci ripropone il mito di Odisseo, che “ricerca se stesso attraverso la peregrinazione e la perdita di tutto, tranne che della memorie.”
Poiché è grazie al ricordo che ogni esperienza vissuta può essere sottratta all’oblio e valorizzata. I luoghi in cui ci siamo recati, le sensazioni e le emozioni vissute, i gesti e gli sguardi delle persone a noi più care che abbiamo perduto e appartengono al nostro passato, continuano a vivere nella nostra memoria ogni volta che vengono ricordati.

Nulla è perduto, ogni istante vissuto ci ha modificati e, per questo motivo, vive con noi, in noi, in ogni nostro gesto e in ogni nostra parola, ci accompagna in ogni viaggio, quando, pur sentendoci soli e persi, non possiamo rinunciare a quell’istinto di partire, di conoscere nuovi luoghi e nuove persone. Ed è così che, forse, siamo un po’ meno soli.


(autrice del post: "Diciannove")
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sabato 3 aprile 2010

Educare alla ricerca



"È soltanto possibile far risuonare dall’esterno dei segni che, se approfonditi dalla persona stessa, la aiutano a mettersi con autenticità di fronte a ciò che cerca. Il che vorrebbe dire, per quanto mi riguarda, che devo soprattutto aiutare a mettersi di fronte a quei segni esteriori che indicano il cammino di ricerca che ciascuno deve poi compiere interiormente."




Carlo Maria Martini

sabato 20 marzo 2010

La differenza apprezzabile


Nell'estate del 1995 acquistai un libro edito da Sperling & Kupfer:  le lettere argentate del  titolo "essere digitali" spiccavano sulla copertina nera, costava trentaduemilalire. Dopo averlo letto l'ho sistemato tra nostri libri pensando che, trascorsi almeno dieci anni, sarebbe valsa la pena di rileggerlo. Oggi l'ho fatto e confesso che la prima cosa che si nota è che, se sono passati quindici anni,  sembrati trascorsi quindici secoli da quando Nicholas Negroponte lo ha scritto.

Un susseguirsi di  JND "Just Noticeable Difference" (la differenza appena apprezzabile) hanno determinato una differenza apprezzabile.
Come scriveva Negroponte, ora siamo asincroni e viviamo in "un posto senza posto" dove il mezzo non è più il messaggio.

Più avanti? leggiamo l'inizio del capitolo "R2D2 in 3D":
"Un giorno o l'altro del prossimo millennio i nostri nipoti o pronipoti guarderanno una partita di football (se si chiamerà ancora così.) spostando il tavolino del caffè (se si chiamerà ancora così) e lasciando che dei giocatori alti 20 centimetri corrano nel soggiorno (se si chiamerà ancora così) passandosi l'un l'altro un pallone di un paio di centimetri di diametro. Questo modello è l'esatto opposto di come in origine ci si immaginava la RV. La rivoluzione sarà perfetta in ogni punto e da ogni punto di osservazione. In qualunque direzione guardiate vedrete dei pixel tridimensionali (detti anche voxel o boxel) galleggiare nello spazio".

lunedì 15 marzo 2010

Metti, le virgole, al posto giusto.

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Umberto Eco: "Ho trovato in Internet una serie di istruzioni su come scrivere bene"


Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
Esprimiti siccome ti nutri.
Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
Stai attento a non fare... indigestione di puntini di sospensione.
Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
Solo gli stronzi usano parole volgari.
Sii sempre più o meno specifico.
Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
Metti, le virgole, al posto giusto.
Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
Cura puntiliosamente l’ortograffia.
Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.



da La Bustina di Minerva, Bompiani 2000

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giovedì 28 gennaio 2010

Tre parole per l'educazione: tradurre, interpretare, capire.

Quante volte accade che uno scambio di idee si trasformi in spunto di riflessione! Arrivano da un'interessante e-mail le parole che introducono un argomento di grande attualità: l'educazione.

«Per quanto riguarda me, come insegnante, non chiedo altro al mio mestiere che i "miei" ragazzi capiscano che quanto cerco di far leggere ha a che fare con la vita, è stimolo di riflessione, è qualcosa che ciascuno di noi prima o poi potrebbe pensare o provare, ma che qualcun altro ha saputo tradurre in parole, per aiutarci a interpretare il mondo e capire noi stessi».

Tradurre, interpretare, capire. Tre parole che rappresentano un cammino condiviso tra più persone - l'autore, l'interprete, il destinatario - rivelando il processo di mediazione tra il messaggio e chi lo riceve.


In un mondo che vive di comunicazione, notizie e informazione, non bisogna dimenticare che, specialmente per i giovani, tra i primi "mediatori" vi sono gli insegnanti. I giornali, la televisione, la Rete e quanto di nuovo la tecnologia propone, dovrebbero arrivare dopo la ricerca del giusto approccio alla "verità". Ciò è possibile cogliendo gli stimoli di riflessione suggeriti dagli "insegnanti-maestri" che rischiano nell'educare ad interpretare la realtà.

«Per natura, chi ama il bambino mette nel suo sacco, sulle spalle, quello che di meglio ha vissuto nella vita, quello che di meglio ha scelto nella vita. Ma, ad un certo punto, la natura dà al bambino, a chi era bambino, l'istinto di prendere il sacco e di metterselo davanti agli occhi (in greco si dice pro-bállo, da cui deriva l'italiano «problema»). Deve dunque diventare problema quello che ci hanno detto! Se non diventa problema, non diventerà mai maturo». (Don Luigi Giussani "Il rischio educativo")

(Un ringraziamento all'autrice della mail che ha consentito di pubblicare il suo pensiero come tema del post di oggi)

Vedi anche: Tre regole: equilibrio, semplicità, chiarezza.

giovedì 7 maggio 2009

Non pretendete di disegnare il loro futuro

Due fatti, del tutto casuali, incrociano e focalizzano un argomento di grande attualità, l'educazione dei nostri figli:

Pubblico qui, su invito di Rossy , il testo, moderno ed attuale, scritto più di mille e seicento anni fa.

"L'educazione dei figli è impresa per adulti disposti a una dedizione che dimentica se stessa: ne sono capaci marito e moglie che si amano abbastanza da non mendicare altrove l'affetto necessario. Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno: non sognate per loro i vostri desideri. Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna. Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro: siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio, anche quando sembrerà che si dimentichino di voi. Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande non siate voi la zavorra che impedisce loro di volare. Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è più insopportabile una vita vissuta per niente. Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio della passione, il gusto per le cose belle e l'arte, la forza anche di sorridere. E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato, e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato. I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene".

S. Ambrogio - Vescovo di Milano - IV° secolo dopo Cristo
Tratto da: "Sette dialoghi con Ambrogio, Vescovo di Milano"
(Centro Ambrosiano, 1996)

domenica 19 aprile 2009

Poi dici la televisione



Due esempi di questi giorni.


Oprah Winfrey apre un account su Twitter : in 6 ore e soli 6 updates, colleziona oltre 200.000 followers.



La sconosciuta Susan Boyle partecipa al programma Britain's Got Talent: il video della sua performance viene pubblicato su You Tube e da tutto il mondo, in poco tempo, diverse decine di milioni di persone la guardano, portando primo nella classifica "con più iscrizioni" il Canale del programma.


  • Susan (mi ricorda Oliver Hardy al femminile) è la prima nata da Mamma Tv e Papà Web.

Il peso della televisione preme sui New Media...

domenica 5 aprile 2009

Jobless not Hopeless

(People and Dreams da ieri ha una corrispondente in Usa per qualche giorno...Ecco i sui contributi.)
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da CSNY (corrispondente speciale New York) 05/04/09
...Una cosa che ho notato appena arrivata.
Gli americani sono creativi anche nell'affrontare la crisi. Nella sala di attesa per le pratica di immigrazione (attesa di 1h ieri) c'era una mega tv, sintonizzata sulla CNN.

Trasmetteva una rubrica chiamata "Good times on a budget" che trattava argomenti come HAVING FUN ON A CHEAP (come divertirsi spendendo poco) e JOBLESS NOT HOPELESS (senza lavoro non senza speranza).

Fantastici!
Mica come noi che ci demoralizziamo...

-------------foto di Time Square

da CSNY 06/04/09
Rieccomi qui da NY!
Stamattina ho trovato un posticino delizioso dove fare colazione, Le Pain Quotidien a Soho (http://www.lepainquotidien.com/). Molto carino il concetto di "communal table": il locale e' attrezzato con grandi tavolate di legno invece di piccoli tavolini. Favorisce la socializzazione e ti fa sentire molto a tuo agio, un po' come a casa :-). Goloso anche il menu: muffins, marmellate, dolci, yogurt, croissant, pane caldo, cappuccino, ... di tutto e di piu'!
Tip of the day. In tarda mattinata arrivo al Rockfeller Centre. Mi colpisce il fregio sopra l'ingresso principale, raffigura la Sapienza e recita la seguente frase "Wisdom and Knowledge shall be the stability of thy times". Molto attuale! (in realta' scopro essere tratta dal libro Isaiah, 33:6).

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da CSNY 07/04/2009
Nell'America di Obama ...Vendono oggetti di ogni genere con la faccia di Obama e il suo YES, WE CAN: spillette, magnetini, segnalibri, cappellini, magliette, body per bambini, di tutto e di piu' !!!!!!
Un fenomeno incredibile

(last update 07/04/09)

lunedì 30 marzo 2009

I Forum, altri spazi di confronto


Autore del post Maurizio.

(I Forum sono per me luoghi misteriosi, non avendovi mai partecipato in prima persona, non avrei saputo cosa scrivere. Dunque, ho chiesto a Maurizio, che invece ne ha esperienza diretta, di preparare il post. Lui lo ha preparato e io lo pubblico.)

In questi tempi di incertezze, di cambiamenti profondi, proprio ora, è massima la voglia di dibattere, discutere, confrontarsi con altri nei vari forum.

Pensate possa essere indice dell'incapacità di rapportarsi direttamente con le persone, o comunque di un disagio? Il fatto di non conoscere colui che sta discutendo con voi, quindi comunicare con un ipotetico interlocutore, vi mette più a vostro agio? Oppure i forum sono luoghi virtuali dove trovare risposte reali?

giovedì 19 marzo 2009

I cani sono anche nostri amici...

A Sampieri, vicino a Ragusa, un bambino è stato ucciso da un branco di cani randagi. Le parole si sono sprecate, su questo fatto, quindi non ne aggiungerei.

Ieri ho ricevuto un videoclip: lo ha preparato Patty per ricordare il suo cane, Cocky Willy, che l'ha lasciata da poco. E' un video molto dolce, che racconta di un'amicizia, attraverso le immagini. Lo pubblico per ricordare che i cani sono anche nostri amici.



"Sono circa 600 mila cani di «strada», di cui solo un terzo ospitati nei canili rifugio, e sarebbero 1.650 i comuni italiani fuorilegge che non hanno un canile comunale o una convenzione con un canile consortile o gestito dall'Asl o con un canile rifugio, dove ricoverare i cani abbandonati e randagi. Nel 2008 sono stati abbandonati 14.000 cani su strade e autostrade di tutta Italia, tra il 21 giugno e il 31 agosto 2008, con un calo del 19% rispetto allo stesso periodo del 2007." (Fonte: Il Sole 24 Ore 15 marzo 2009)

sabato 7 febbraio 2009

Tre parole per Eluana: amore, diritti e doveri

(In questi giorni sono arrivati molti commenti (e tante e-mail) al post pubblicato 15 giorni fa "Se dovesse capitare, spero ci sia qualcuno di buon cuore..." .

Adesso che questo tema così "privato" si è spostato sul piano politico, vorrei con questo post portarlo nel suo giusto ambito, quello che attiene la sfera personale: non con inutili espressioni di sentimenti, ma con la testimonianza di una mamma che ha vissuto e vive una dolorosa esperienza in prima persona.



Il post di oggi sono le sue parole, così come sono state da lei scritte).

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La cosa più difficile, ma necessaria è amare la vita, amarla anche nella sofferenza. Perché la vita è tutto, la vita è Dio. Amare la vita è amare Dio” (Tolstoj)

Carissima pheqof,
stiamo vivendo in diretta una “tragedia” che continuamente ci viene riproposta da tutti i mezzi di comunicazione.
Sarebbe meglio scendesse “silenzio” su questa situazione che sembra abbia già un finale scontato.
Io personalmente assisto indignata a questa decisione di sopprimere una “vita” che non ci appartiene (per me che ho fede: appartiene a Dio); una vita che per la maggior parte dei ben pensanti non “vale nulla”.
Soffre – non soffre? Comprende – non comprende? etc…
Chi crediamo di essere?
Se siamo veri genitori abbiamo il compito, il dovere di assistere e accompagnare con amore i nostri figli nella gioia, ma soprattutto nel dolore, non abbiamo il compito di sopprimere.
Quando le nostre forze o mancanza di coraggio non ci permettono più di continuare a…”vedere”… lasciamo che altri Angeli proseguano il nostro vegliare che si è fatto fragile di fronte alla…sofferenza.
E questo è un grande e sofferto “atto d’amore”.
Mi sono permessa di scrivere ciò, perché sono mamma che per 30 anni ha vissuto 24 ore su 24 con una figlia ammalata psichica gravissima e che ora da 7 anni seguo in istituto: e cosa vedo? Madre e padri che accudiscono “gli ultimi” che soffrono tanto e tanto! Rarissime volte possiamo accarezzarli ma assistiamo impotenti quando in crisi li vediamo legati o chiusi in camera di sicurezza… e soli!
Dove vado io e mio marito ci sono mille ammalati non più gestibili in famiglia.
Quanti genitori sono in queste nostre condizioni! Eppure siamo sempre lì a fianco di tanto dolore. Ma quanto Amore! Ma quanta gioia quando puoi sfiorare con tenerezza l’”Amore puro” .
Mai pensato di cercare una struttura compiacente (in questi casi, anche a volerlo, non ci sarebbe!) che metta fine a una “vita” che amiamo.
signora “G”
(Questa testimonianza si aggiunge a quella segnalata ieri da Maurizio di Salvatore Crisafulli: loro sono persone che esistono e che si confrontano con questi temi ogni giorno.)


domenica 1 febbraio 2009

Caccia all'errore - 2009 Oscars Interactive Photo Hunt!

Un video interattivo che "cattura" i cacciatori di errori...




Il gioco è basato su fotografie dei film candidati agli Oscar 2009 che vengono presentate in due versioni, naturalmente si tratta di scoprire qual è il particolare falso...ogni volta che ne scopri uno, passi ad un livello di difficoltà superiore.
Trenta livelli di divertimento!

il cannocchiale

venerdì 16 gennaio 2009

"Sono appena stato licenziato dopo 3 anni in un grande istituto di credito"

Il titolo del post è la frase che ho trovata ieri all'inizio di un commento al video "Quello che non ho" che avevo pubblicato su You Tube: l'ha lasciata Michele, un ragazzo che ha perso il posto di lavoro.
All'inizio del filmato avevo inserito l'immagine di quella che era la sede di una delle più importanti holding americane a commento della prima strofa della canzone di De Andrè "Quello che non ho è una camicia bianca, quello che non ho è un segreto in banca".
Quando l'ho letta mi sono ricordata delle immagini che abbiamo visto dei ragazzi e delle ragazze che uscivano dalla sede della Lehman Brothers con gli scatoloni tra le braccia e sui visi una espressione mista di stupore incredulità.

Questo post è un saluto e un "in bocca al lupo" a Michele...

lunedì 29 settembre 2008

La Crisi economica: Settembre 2001 - Settembre 2008


Ho letto con grande interesse il post di Vittorio Zambardino ttp://zambardino.blogautore.repubblica.it/2008/09/29/linverno-della-tecnologia-non-della-conoscenza/
sulla crisi americana.

L'analisi degli avvenimenti passati ci porta a credere che la ricerca, l'innovazione e la tecnologia non si fermano, che il loro avanzare non dipende dalla "disponibilità" economica di una società, o almeno non solo da questo fattore.
Per l'economia americana è una crisi che viene da lontano, ricordo un articolo dell'agosto del 2001 che spiegava quanto erano indebitate le Società e le famiglie americane, già allora.
A settembre la caduta delle Torri Genelle che appare poi una metafora di quello che nei mesi e negli anni successivi sarebbe accaduto all'economia Usa.
Più che sulla disponibilità degli americani a scommettere sulle innovazioni e sul futuro, puntiamo sulla speranza che i prossimi Page e Brin riescano a "reinventare il futuro".

(Immagine: "Undicisettembre"
Archivio immagini digitali People and Dreams)

mercoledì 13 agosto 2008

I giovani possono reinventare il futuro - Tiziano Terzani

Ascoltare e leggere Terzani è un pò una lezione di vita.


"..dobbiamo cominciare a pensare in maniera nuova, ad avere reazioni nuove a certe azioni. I giovani vogliono avere speranza, i giovani sono nati per sperare, ai giovani il nuovo non fa paura e i giovani possono reinventare il futuro. Gliel’abbiamo tolto di mano. Ai giovani avevamo promesso un futuro di New Age, la nuova era, l'era dell'acquario, il benessere, la felicità, la fratellanza. E guarda cosa gli abbiamo messo davanti: le torri… perché così è l’uomo: Bush, i musulmani, i non musulmani, alla fine siamo tutti umanità, per cui le torri, l’orrore criminale delle torri siamo noi e l’orrore criminale delle bombe siamo noi. Ai giovani non possiamo togliere la speranza, dobbiamo dire qualcosa di nuovo, dobbiamo dire che forse questa è la buona occasione, perché l’abbiamo visto tutti quanto è orribile. Non è come la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki di cui leggemmo, di cui vedemmo una fotografia, di cui ci è stato raccontato a scuola. Questo tutto il mondo l’ha visto non una volta ma dieci, cento volte dinanzi. Ed era facile immaginarci che a quella orribile violenza noi, dico noi tutti, gli americani, l’Occidente, avremmo reagito con una uguale e forse superiore violenza e che gli altri, prima o poi, risponderanno con una superiore violenza e noi andremo ancora con la violenza . E alla fine? Rimarrà qualcuno ancora ad usare la violenza? Non è questa una buona occasione per fermarci riflettere e prendere un’altra via, quella della non violenza, reinventando i modi della non violenza?
(intervista a Tiziano Terzani di Luciano Minerva, Firenze, 2002)

(Immagine: "Futuro"
Archivio immagini digitali People and Dreams)