martedì 7 dicembre 2010

Il meglio deve ancora venire

A te, nel mio passato, nel mio presente, nel mio futuro.

Ricordo il risveglio in una fredda mattina. Autunno inoltrato, gli alberi sono ricoperti di foglie dorate e diamanti di rugiada si adagiano sui fili d’erba. Apro gli occhi e per un istante, quello che separa il sonno dalla veglia, mi soffermo a pensare a tutto ciò che ho. Quanto sono fortunata. Cosa ho fatto per meritare tutto questo? Non trovo risposta e, mentre ancora la sto cercando, uno ad uno mille pensieri si insinuano nella mia mente e mi riportano alla realtà.

Troppo spesso ho visto soffrire le persone che amo e troppo spesso mi sono chiesta perché. Non sono mai riuscita a rimanere indifferente, nemmeno per un istante, e per loro ho cercato risposte che non sono mai stata in grado di trovare. E ancora, ogni volta mi trovo incredula a non capire, a non capire il motivo. Forse non c’è o forse non riesco a credere che ci sia.

Ancora una volta, ho visto come tutto può cambiare in un istante. Certezze fuori di me non ne cerco più, so che non ci sono. Quelle che mi sono rimaste le porto tutte dentro. Ciò che sta fuori può cambiare così in fretta da non lasciarci nemmeno il tempo di respirare. Ma ciò che sta dentro, ciò che sta dentro rimane con noi fino a quando lo desideriamo e nessuno potrà mai privarcene. Sono i nostri ricordi, i sentimenti che proviamo verso le altre persone.

Sono stata e sono una persona fortunata, ma una cosa è certa, quello che ho non l’ho meritato, non l’ho potuto scegliere e, a volte, non ho potuto fare niente per cambiarlo. Questa volta, però, un po’ di quello che ho ricevuto voglio trovare un modo per restituirlo.

Certamente tu non hai meritato questi momenti difficili, quelli sono fuori e non dipendono da noi, ma, con altrettanta certezza posso dire che hai meritato l’affetto delle persone care che ti sono state vicino, l’appoggio di tutti quelli che hanno fatto qualcosa per te, il sostegno che ti è stato gratuitamente donato anche semplicemente con un gesto, una parola, un pensiero. Li hai meritati perché quelli vengono da dentro, li hai costruiti tu, giorno dopo giorno, e ora sono la tua certezza. Le cicatrici non saranno il simbolo della tua sofferenza, ma l’emblema dell’amore di chi ti è stato vicino e ha permesso che le ferite si rimarginassero.

A te, a te che sei le mie radici, la mia roccia nei momenti difficili, il mio sorriso nei momenti di gioia. A te, la mia migliore amica, la mia più intima confidente, la mia più grande complice.
A te, mamma.





Diciannove.


mercoledì 3 novembre 2010

Dedicato a 750 persone

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Verso la fine del mese di giugno pubblicavo sul mio blog le riflessioni e le domande che scaturivano in quei giorni a seguito di una lettera ricevuta da Enrica e Giulio: era appena stato comunicato loro che la figlia Giuliana sarebbe stata dimessa in ottobre dalla struttura protetta in cui era ricoverata da ormai sette anni. A chi chiedere un aiuto, un consiglio? Come affrontare di nuovo strade già percorse invano? Come superare la sensazione di grande ingiustizia e solitudine che ti sovrasta in questi momenti? Per loro, inizia nuovamente un difficile cammino, perchè conoscono la delicatezza della situazione e le insidie che li attendono.

Dal suo blog e da Facebook Enrica lancia un appello disperato, domandando "se morire resta l'unica soluzione".  

Insieme a Giulio contatta centinaia di  persone, scrive ed invia e-mail, spedisce e consegna  lettere, interpella istituzioni pubbliche e private, ad ognuno domanda un aiuto, un gesto di solidarietà. 
Chiede qualche parola a commento sul blog,  una breve frase su Facebook, una semplice firma su un foglio a quadretti sotto la fotografia di Giuliana.

Settecentocinquanta persone lo fanno.

Poichè Enrica e Giulio credono nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere.

Credo  che le 750 persone che hanno inviato il loro gesto di solidarietà siano  "straordinarie" ed è a loro che dedico questo post, con le parole che Enrica ha scritto pochi giorni fa su People and Dreams: “Grazie” a tutti gli amici e conoscenti che hanno condiviso con noi questi quattro mesi di angoscia e tormento, ma soprattutto "Grazie" alle 750 persone che hanno firmato per solidarietà con noi per Giuliana."

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martedì 2 novembre 2010

Noi. Incapaci di sopportare il silenzio e la tristezza.

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Nel mare di parole che ci circondano, qualche giorno fa ho letto una riflessione di Ilvo Diamanti intitolata "Paura del silenzio", nella quale ho trovato molti spunti di meditazione.

Sì, certo! meditazione e riflessione sono parole ormai poco usate, sono atteggiamenti poco usuali.
Eppure, ogni tanto, servono.
Staccare con tutto quello che ci circonda, in particolare con le voci e i rumori che cercano di sommergere i nostri pensieri, ogni tanto, serve.

E in questi giorni che, in fondo, ci riportano al passato e ci spingono verso il futuro - una stagione splendente alle spalle, un nuovo inverno che si avvicina - anch'io mi sono presa qualche settimana di pausa.

Qualche sera ho spento la televisione. Ho sospeso la lettura delle e-mail per qualche giorno, scoprendo che tra le 346  ricevute in pochi giorni, non ce ne era nemmeno una di un amico. Qualche sera non ho acceso il computer e per qualche settimana non ho scritto sul mio blog. Ho riletto Novembre di Pascoli, cercando di sentire nel cuore "del prunalbo l'odorino amaro".
 
Queste notti, nel silenzio, ho ascoltato a lungo le dolci storie che mi raccontavano le mille gocce di pioggia che scendevano.
Cercando di imparare a sopportare il silenzio e la tristezza.
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domenica 26 settembre 2010

Una nuova meta

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Quando  iniziamo un nuovo cammino verso una nuova meta, non riusciamo a resistere alla tentazione di voltarci indietro.
Allora guardiamo al nostro passato, rivediamo le cose conosciute, ricordiamo i visi noti delle persone che ci hanno accompagnato, ricordiamo le parole che abbiamo sentito e riviviamo, con una certa nostalgia, i momenti trascorsi.

(in fondo al nostro cuore, sappiamo che li stiamo lasciando indietro)

Poi osserviamo intorno a noi: un nuovo paesaggio ci circonda, la meta è lontana e la strada è lunga. Non conosciamo le cose che ci attendono, sappiamo che avremo nuovi compagni di viaggio, le parole che ascoltiamo galleggiano intorno a noi e intravediamo, non senza timore, scenari non prevedibili.

Certezze e sicurezze sono alle nostre spalle, mentre si apre davanti un orizzonte sconosciuto.

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"Prima di affrontare un combattimento importante, un guerriero della luce si domanda: "Fino a che punto ho sviluppato la mia abilità?"
Egli sa che le battaglie che ha ingaggiato nel passato gli hanno sempre insegnato qualcosa. Eppure molti di questi insegnamenti hanno fatto soffrire il guerriero più del necessario. Più di una volta ha perduto il proprio tempo, battendosi per una  menzogna. E ha sofferto per uomini che non erano all'altezza del suo amore.
I vincenti non ripetono lo stesso errore. Perciò il guerriero rischia il proprio cuore solo per qualcosa di cui valga la pena."

Manuale del guerriero della luce, Paulo Coelho

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domenica 5 settembre 2010

Spunto di riflessione di fine estate

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(...sarà che il mese di agosto - il più spensierato - è appena passato, sarà che i primi giorni di settembre riportano temi più seri, sarà che apri i giornali e ti sommergono informazioni tra cui difficilmente scopri le indicazioni che ti servono per capire...)

L'altra sera guardavo il film di John Woo "La battaglia dei tre regni", ambientato in Cina nel terzo secolo e tratto da un romanzo scritto nel  1300: strategie e violente battaglie, sangue e morte, azioni di forza e mosse tattiche, il film racconta la guerra tra il Regno del Nord e la coalizione dei Regni del Sud contro il progetto di unificazione della Cina, ideato dal malvagio primo ministro e consigliere dell'Imperatore. Mentre gli eserciti si preparano alla battaglia e i comandanti studiano come proteggere il loro popolo, un vecchio Maestro cinese parla con i bambini del villaggio, seduti a terra,  intorno a lui: "A cosa serve un libro se non hai da mangiare?" gli domanda uno dei piccoli. "Un giorno comprenderai che studiare adesso, ti consentirà di mangiare in futuro".

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Ieri pomeriggio abbiamo parlato a lungo della scuola, della società, delle difficoltà che si incontrano nella vita di ogni giorno, dell'importanza delle scelte che si fanno quando ci si prepara alla vita.
Un lungo pomeriggio di fine estate, un pomeriggio tranquillo, davanti ad una tazza di te, per soffermarsi sulle cose importanti, al di là di quello che avviene intorno a noi, perchè i temi centrali delle nostre vite  li scopriamo nei momenti in cui ci  fermiamo a riflettere, senza l'influenza dal frastuono che ci circonda ogni giorno. 

domenica 22 agosto 2010

"Dammi la bottiglia dell'acqua, che ho la gola secca."

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"Due Apache passano bassi rasente il Palestine e se ne vanno per i loro misteriosi cazzi lungo il Tigri."

Così scriveva sul suo blog Enzo Baldoni qualche settimana prima di morire; era iniziato da poco il suo viaggio in Irak, che si sarebbe concluso sulla strada verso Baghdad, durante una missione umanitaria compiuta "senza croce ne bandiera".

Come avrebbe commentato Enzo Baldoni, oggi il ritiro dall'Irak?

"Sticazzi, Salah. Dammi la bottiglia dell'acqua, che ho la gola secca."


Come gli altri anni da quando ho il mio blog,  il post di fine agosto è dedicato a Enzo, una persona vera, come tutti noi.
(Quest'anno il corpo di Enzo Baldoni è stato restituito all'Italia e ai suoi familiari.)

venerdì 13 agosto 2010

"Quali cose siamo" L'intelligenza delle cose alla Triennale di Milano - Design Museum 2010

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"Negli ultimi anni della sua vita, Bruno Munari pensava quasi esclusivamente ai bambini. «Il futuro sono loro», ripeteva sempre. E condivideva con Piaget la convinzione che è nei primi anni di vita che si forma in ogni individuo l’intelligenza delle cose." All'interno del Palazzo dell'Arte, sede della Triennale di Milano, inizia con queste parole il percorso della mostra "Quali cose siamo". Dunque, confusi casualmente, vi sono molti oggetti legati all'infanzia che i visitatori più piccoli possono individuare con l'aiuto di Frisello, un coetaneo di fantasia che, visitando il museo, ha perduto la sua pallina rossa.
Lungo il percorso a ferro di cavallo, appoggiati su otto spaziose pedane, troviamo centinaia di oggetti di un passato recente; alcuni di dimensioni fuori misura, come la copia in gesso del David di Michelangelo; altri, piccoli, in mostra all'interno di teche trasparenti. Un viaggio nella memoria di una modernità colorata, che accosta arte e oggetti comuni: il corpetto disegnato da Dolce e Gabbana per Madonna, la lampada Anemone di Paolo Ulian  composta di biro, uno storico barattolo della Cirio degli inizi del novecento, un grande leone meccanico realizzato da Mario Taddei su disegno di Leonardo da Vinci, il bellissimo Micione, il gatto portaombrelli di Piero Fornasetti. Oggetti che ripercorrono il tempo, un viaggio tra design, arte e vita di tutti i giorni, un simbolo della creatività italiana. "Quali cose siamo" è un invito ad osservarli e riflettere sul ruolo che rivestono nella quotidianità.

In tutte quelle cose vediamo il passato - il nostro e quello degli altri; in alcune di esse c'è il riflesso del presente, in altre quello del futuro. Fermandoci ad osservarle, scopriamo idee,  progetti e sogni di chi li ha ideate e intravediamo  i momenti di vita delle persone che li hanno utilizzati.


("E' nell'uso che sta scritto il disegno delle cose". Silvana Annichiaro - Direttore Design Museum)
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domenica 25 luglio 2010

I ragazzi di Duisburg e la comunicazione

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Come giustificare quello che è accaduto ieri durante la Love Parade, a Duisburg, come spiegare il trasformarsi di un incontro di musica, danze e allegria in una tragedia incontrollata e soprattutto, come spiegare perchè, mentri molti ragazzi morivano, altri giovani cantavano e danzavano  poco più in là, senza immaginare cosa stava accadendo.
Massenpanik, così i quotidiani tedeschi oggi definiscono quello che è successo a Giulia e a tanti altri ragazzi.




Eppure c'è qualcosa che non funziona nel meccanismo della comunicazione. C'è qualcosa da capire e spiegare, perchè noi utilizziamo mezzi di comunicazione che ci consentono di conoscere in tempo reale quanto accade nel mondo.
Sappiamo cosa avviene nell'altra parte del pianeta, non se qualcuno muore a poca distanza dallo svolgersi di una festa.

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giovedì 15 luglio 2010

Addio vecchio tavolo in formica

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Cosa è un tavolo se non un'asse con quattro gambe che la tengono sospesa..... eppure oggi, in cucina da mia madre, quando stavo smontando "quel" tavolo , ritornavano alla mente tantissimi ricordi...quella corda legata alla gamba...


Cene, pranzi, feste, gioie , speranze e delusioni, urla, il fasciatoio appoggiato, la prima busta paga ..... otto bulloni da svitare e nel frattempo ricordi, immagini....ma dovevo proprio rottamarlo questo pezzo di legno che mi sembrava così vecchio?... e, proprio mentre esco dalla porta, mia madre mi guarda e mi dice- sai che mi spiace...- ma...è un pezzo di legno con quattro gambe cromate!!... - le rispondo, dandole un buffetto sulla guancia...


Quando l'ho scaricato dalla macchina e l'ho lanciato nel cassonetto del legno, mi è sembrato intravedere quattro bambini felici seduti sopra, come fosse un tappeto volante...Grazia Luciano Maurizio e Patrizia...addio vecchio tavolo in formica.



(grazie per questo scritto, a Luciano)
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domenica 4 luglio 2010

Il villaggio di cristallo

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Viviamo in un mondo che ci sommerge di notizie, ogni giorno, in tempo reale, ogni momento:  arrivano a noi in mille modi, sollecitano le nostre emozioni e ci coinvolgono ma vengono subito superate da nuove informazioni e improvvisi cambiamenti di scena. 

Una volta era forse più semplice: la diffusione delle informazioni avveniva oralmente o tramite scritti, con tempi diversi; le notizie venivano condivise, dilatandosi, all'interno di una comunità e la percezione di un mondo ristretto ne favoriva l'approfondimento. 

Ora è più difficile soffermarsi su un fatto perchè la nostra attenzione è ripetutamente attirata da nuovi avvenimenti:  siamo continuamente sospinti da un'involontaria distrazione e riflessione e approfondimento ci appaiono una perdita di tempo.

Siamo abitanti di un villaggio di cristallo dove vediamo tutto il bene ed il male,  alla ricerca del senso di quanto accade, senza riuscire a fermarci e ad agire.


giovedì 24 giugno 2010

Il silenzio degli amici

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"La cosa più difficile, ma necessaria è amare la vita, amarla anche nella sofferenza...E questo è un grande e sofferto “atto d’amore”
con queste parole iniziava una lunga lettera  inviatami da Enrica, più di un anno fa, che ho pubblicato qui.  
"sono mamma che per 30 anni ha vissuto 24 ore su 24 con una figlia ammalata psichica gravissima"  proseguiva  "e che ora da 7 anni seguo in istituto: e cosa vedo? Madre e padri che accudiscono “gli ultimi” che soffrono tanto e tanto! Rarissime volte possiamo accarezzarli ma assistiamo impotenti quando in crisi li vediamo legati o chiusi in camera di sicurezza… e soli! Dove vado io e mio marito ci sono mille ammalati non più gestibili in famiglia. Quanti genitori sono in queste nostre condizioni! Eppure siamo sempre lì a fianco di tanto dolore."

Ieri le è stato comunicato che Giuliana verrà dimessa dalla struttura in cui è ricoverata ad anni: da ieri, per loro, inizia un nuovo cammino, lungo e difficile. A chi chiedere un aiuto, un consiglio? Come affrontare di nuovo strade già percorse invano? Come trovare la forza di ricominciare? Come superare la sensazione di grande ingiustizia e solitudine che ti sovrasta in questi momenti? Chi può dare un aiuto?
Quando mille domande si sovrappongono alle sensazioni di confusione e disorientamento, quando non si trovano punti di riferimento e le espressioni più semplici perdono il loro significato, è difficile trovare le parole giuste e dare le giuste risposte. "Alla fine, ricorderemo non le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici" diceva Martin Luther King.

lunedì 21 giugno 2010

Notte prima degli esami

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(gli occhi di un gatto sono finestre che ci permettono di vedere dentro un altro mondo)

lunedì 21 giugno 2010

Oggi ci siamo consultate circa l'imponderabilità. Esiste, anche nella nostra quotidiana vita di gatte: la pioggia improvvisa durante una passeggiata, il topo che sfugge dalle grinfie, il cuscino preferito in lavanderia, qualsiasi cambiamento non deciso da noi, una porta chiusa..."Questa gattina non correrà mai" ha detto il veterinario, dopo aver esaminato Meggie, che ora sfreccia da una stanza all'altra.
Insomma, tutteccose imponderabili.

Domani tocca a Ro, che, nel tentativo di ridurre l'imponderabile, cerca di conoscere e ricordare tutto quello che è stato pensato, inventato, progettato, realizzato, costruito, calcolato, prodotto, scritto, tradotto, ideato, dipinto, composto.
Mancano poche ore, poi arriverà la sera e poi la notte. Prima degli esami.
Ro, sarà una giornata lunga e poi una notte lunga: vivila perchè l’importante non è quello che trovi alla fine di una corsa ma quello che provi mentre stai correndo.

Pubblicato da Tina
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martedì 15 giugno 2010

Le Vuvuzelas, protagoniste dei Mondiali di Calcio 2010

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Cosa era il rumore insistente che ieri sera accompagnava le immagini della partita Italia - Paraguay?

Se a noi ricorda il  fastidioso ronzio  di uno sciame di calabroni - impossibile escluderlo dal nostro cervello - per i tifosi della nazionale di calcio del Sudafrica è un suono ben conosciuto, emesso con le Vuvuzelas: un incitamento per i "loro ragazzi", un tormento per gli avversari, che crea loro fastidio e difficoltà di comunicazione.

Mentre la BBC è alla ricerca di un filtro digitale per attenuare l'odioso "effetto alverare" che accompagna le trasmissioni delle partite, qualcuno ha sviluppato un App per iPhone che, pare, abbia ottenuto grande successo in Rete.


E le Vuvuzelas,  trombette il cui nome in lingua zulù significa "che fa rumore",  sono  ora pubblicizzate, vendute e ricercate, al di fuori dei confini d'origine. 


Pronte a sbarcare in Europa, resta da definire il loro ruolo: incitamento o protesta?


sabato 12 giugno 2010

Waka Waka This Time for Africa

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Waka Waka: la canzone più ascoltata, il video più visto, in questi giorni in tutto il mondo. E mentre ascoltiamo le parole "Tsamina mina / Waka waka / Tsamina mina zangalewa" e scopriamo che hanno un significato a noi sconosciuto, quasi intraducibile perchè rappresentano un mondo lontano, ci avviciniamo all'Africa.

Waka Waka, cammina cammina.





Listen to your God; this is our motto                  Ascolta il tuo Dio, questo è il nostro motto
Your time to shine                                             E' il tuo momento per brillare
Don’t wait in line                                               Non attendere dietro agli altri
Y vamos por todo                                              Allora andiamo
People are raising their expectations                  Si alzano le aspettative delle persone
Go on and feel it                                               Vai avanti e sentilo
This is your moment                                          Questo è il tuo momento
No hesitation                                                    Non avere esitazioni



(Shakira - Waka Waka Official Video World Cup South Africa 2010 HD canzone ufficiale mondiali Sudafrica 2010)

giovedì 10 giugno 2010

Dedica

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Ai momenti divertenti,
alla rabbia,
alla determinazione nel continuare,
alla voglia di mollare,
agli abbracci,
ai pianti,
ai sorrisi,
alle incomprensioni,
agli attimi di complicità,
ai momenti in cui ho creduto di aver sbagliato tutto
e a quelli in cui ho creduto di aver fatto la scelta migliore,
a tutto quello che in questi cinque anni ci avete insegnato,
a tutto quello che in questi cinque anni ci ha fatto crescere,

...Tutto lì dentro...

a Voi che c'eravate,
a Voi con cui sono cresciuta,
a Voi che mi avete capita,
a Voi che non avete capito proprio niente,
a Voi che mi avete insegnato tanto,
a Voi da cui ho imparato tanto,
a Voi che avete tutta la mia gratitudine,
a Voi che mi avete aiutata,
a Voi che mi avete sostenuta,
a Voi che mi avete incoraggiata,
a Voi che mi avete resa diversa,
a Voi che ve ne siete andati,
a Voi che siete passati,
a Voi che mi avete accompagnata in tutto questo percorso,

a Te che sei sempre stata disponibile,
a Te che sei arrivata quest'anno, ma mi sei entrata nel cuore,
a Te che solo ora sto capendo davvero che persona sei,
a Te, la mia migliore amica, la cosa più bella che mi sia capitata in quella scuola.

Non vi dimenticherò mai.

..."E' tutto scritto ed è qui dentro e viene tutto via con me"...
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sabato 5 giugno 2010

"Quando mi vieni a prendere" di Ligabue: il mondo visto con gli occhi dei bambini


Mia madre che ha insistito che facessi colazione
e sa che la mattina il mio stomaco si chiude
ho finto di esser stanco, ho finto di star male
lei non ci casca più e io non schivo più l’asilo

In macchina si è messa a cantarmi una canzone
è sempre molto bella
anche se oggi non mi tiene
Il latte viene su
e mi comincio a preoccupare
che in mezzo a tutti gli altri
mi vergogno a vomitare

Quando mi vieni a prendere?
Quando finisce scuola?
Quando torniamo ancora insieme a casa?
Quando mi vieni a prendere?
Dammi la tua parola.
Quando giochiamo insieme a qualche cosa?

E la maestra oggi
sembra molto più nervosa
non so se è colpa nostra
o se sente chissà cosa
un paio di noi altro le fanno sempre fare il pieno
e io vorrei soltanto
che non mi stessero vicino

e poi è stato come quando tolgono la luce
e la maestra urlava come con un’altra voce.
Se non stiamo buoni arriva forse l’uomo nero
io prima ho vomitato e lui adesso è qui davvero







Quando mi vieni a prendere?
Quando finisce scuola?
Quando torniamo ancora insieme a casa?
Quando mi vieni a prendere?
Dammi la tua parola.
Vieni un po' prima fammi una sorpresa

L'uomo nero forse è qui
perchè ci vuol mangiare
non vedo la forchetta
ma il coltello può bastare
ti chiedo scusa mamma se ti ho fatta un po' arrabbiare
ma fai fermare tutto
che ho capito la lezione
e tu e papà che litigate spesso sul futuro
e io che sempre chiedo
ma il futuro che vuol dire

e l'uomo nero gioca
e questo gioco quanto dura
forse dopo questo gioco
avrò meno paura

Quando mi vieni a prendere?
Quando finisce scuola?
Quando torniamo ancora insieme a casa?
Quando mi vieni a prendere?
Dammi la tua parola.
Ti devo chiedere un'altra volta scusa

e la maestra adesso è sdraiata e sta dormendo
i miei amici urlano, qualcuno sta ridendo
ci sono le sirene e sono sempre più vicine
che giochi enormi che sa organizzare l’uomo nero
i miei amici ora stanno solamente urlando
e tutti quanti insieme
è proprio me che stan guardando
ma non ho scelto io di stare qui con l'uomo nero
appena lui mi lascia
è con voi che voglio stare

Quando mi vieni a prendere?
Quando finisce scuola?
Quando torniamo ancora insieme a casa?
Quando mi vieni a prendere?
Dammi la tua parola.
Vieni un po’ prima
fammi una sorpresa

Luciano Ligabue  - Quando mi vieni a prendere (Dendermonde 23/01/09) -  Album "ARRIVEDERCI, MOSTRO!" -
pubblicato e distribuito da Warner Music

Vedi altro: I mostri e il paese delle favole nell'album di Ligabue

giovedì 3 giugno 2010

mercoledì 26 maggio 2010

Quella scintilla di Infinito


...Tutte le più grandi cose hanno origine dall'amore e ne sono il riverbero. Amore, in grado di creare, di modificarci e, di conseguenza, di modificare il mondo che ci circonda.
...Un'altra anima è compagna della nostra, vive con noi: soffre con noi e con noi gioisce in una condivisione totale di esperienze ed emozioni.
...Dunque, questa forza immensa non si può del tutto spiegare attraverso le parole, non si può comprenderla finchè non la si sperimenti in prima persona e non la si può nemmeno osservare attraverso gli occhi; tuttavia c'è, è presente ed è viva: ne vediamo il riverbero nello sguardo di due amanti, nelle mani che si sfiorano, nelle labbra che sospirano; ne avvertiamo la presenza in un'opera, perchè è l'ispirazione dell'artista e, talvolta, ne vediamo la più compiuta realizzazione nella nascita di una nuova vita.
Che cos'è, dunque, l'amore se non quella scintilla di Infinito che fa battere il nostro cuore?



(autrice del post: "Diciannove")
Vedi altro: La forza dell'amore. Un legame inscindibile tra due anime.

domenica 23 maggio 2010

Inter campione d'Europa: una vittoria vista con gli occhi del cuore

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torno ora da piazza duomo...
colori, suoni, rumori, urla, musica...


penso a mio padre, l'ultima finale l'avevo vista con lui...
guardo il cielo , è nero e azzurro...
quante stelle ...... è dolce questa notte



(Luciano)
 
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sabato 22 maggio 2010

Cuore di Edmondo De Amicis, un blog di fine Ottocento

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"Un perfetto blogger..." ho pensato, guardando oggi una vecchia edizione del libro  "Cuore", con le illustrazioni di Frigerio e Rizzato, stampata nel 1959 in occasione del cinquantenario della morte di Edmondo De Amicis.

(Avevo ricevuto il libro "Cuore" in regalo dai miei genitori: l'ho letto e sfogliato molte volte e le  immagini suscitano sempre nuove sensazioni e nuovi ricordi.)

Scrive De Amicis nella brevissima prefazione: "...si potrebbe intitolare: Storia d'un anno scolastico, scritta da un alunno di terza d'una scuola municipale d'Italia....Egli notava man mano in un quaderno, come sapeva, quello che aveva visto, sentito, pensato, nella scuola e fuori..." .
 
Ogni capitolo è un mese, da ottobre a luglio: la prima annotazione "lunedì, 17" si intitola "Il primo giorno di scuola". Con cadenza mensile, oltre ai suoi appunti, l'autore presenta un  racconto, che verte  intorno alla figura di un personaggio adolescente.

Racconti d'altri tempi.
La storia di Giulio, il piccolo scrivano fiorentino, che copiava nottetempo indirizzi su mucchi d fasce bianche "rifacendo appuntino la scrittura di suo padre", per aiutarlo di nascosto ad aumentare gli scarsi guadagni.
"Centosessanta ne scrisse: una lira! Allora si fermò, rimise la penna dove l'aveva presa, spense il lume, e tornò a letto, in punta di piedi".
Il racconto del ragazzo in viaggio su un piroscafo francese, "mal vestito, solo, che se ne stava sempre in disparte, come un animale selvatico..." che riceve l'elemosina da alcuni viaggiatori stranieri; "Erano una piccola fortuna per lui quei denari", poi sente i loro commenti sprezzanti sull'Italia e gli italiani e "una tempesta di soldi e di mezze lire si rovesciò sulle loro teste e sulle loro spalle, e saltellò sul tavolo e sull'impiantito con un fracasso d'inferno. "Ripigliatevi i vostri soldi...io non accetto l'elemosina da chi insulta il mio paese".

Parole d'altri tempi, come l'invito che il maestro Perboni rivolge ai suoi ragazzi all'inizio della scuola: «Mostratemi che siete ragazzi di cuore».

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venerdì 21 maggio 2010

Il futuro sui nostri Touch Screen



Nella lontana Shenzen, trecentomila persone lavorano per costruire i migliori prodotti hi-tech nella grande fabbrica della FoxConn.
"Speed, quality, flexibility" è lo slogan della società che fa parte del gruppo Hon Hai Precision Industry, produttore di componenti per i prodotti di marchi famosi tra cui Apple, Dell,  HP, Motorola,  Nintendo, Nokia, Sony.
Lavorano di giorno e la notte riposano,  nei dormitori della FoxConn:  alcuni di loro si suicidano, gettandosi dalle finestre dei dormitori.; molti lo hanno fatto negli ultimi mesi, il Financial Express scrive di una valanga di suicidi, e di "terrible working conditions".  

"Visualize the future" è scritto sulla home page del sito della Wintek:  molte persone che lavoravano nella fabbrica di Suzhou sono state ricoverate a causa del "N-hexane" una sostanza che veniva utilizzata, in condizioni ambientali non idonee, per rendere perfetti i touch screen. Dice Bai Bing al giornalista del Guardian che la intervista in ospedale: "La gente dovrebbe sapere che cosa dobbiamo fare per creare questi prodotti e qual è il prezzo che paghiamo".

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Viviamo in un mondo globale che è, paradossalmente, suddiviso in compartimenti: in uno si produce nell'altro si consuma, in uno si fabbrica nell'altro si smaltisce, in uno si trivella nell'altro si inquina.
Per noi non è importante focalizzare l'attenzione su un brand o un prodotto;  importante invece è  abbattere le pareti che separano i compartimenti. Per comprendere che  il giusto valore di un prodotto non è rappresentato esclusivamente dal suo marchio.



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martedì 18 maggio 2010

A memoria

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A memoria: ricordo che, quando ero piccola, le poesie le imparavo così; a scuola ci veniva chiesto di studiarle per poterle ripetere in classe, senza l'ausilio del libro di testo. Ricordo che una mia insegnante insisteva sul concetto di "allenamento della memoria" e, ora lo confesso, mi sembrava un esercizio vagamente inutile. Sbagliavo, non lo era.
Imparare una poesia significa conoscerla, approfondirla e farla propria; ricordarne le parole significa conoscere il loro suono, il loro ritmo e il loro significato. Con il passare del tempo, ripetendola, ricorderemo le nostre sensazioni, il periodo a cui è legata e, forse, il momento in cui la prima volta l'abbiamo ripetuta senza leggerla: a memoria.

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lunedì 17 maggio 2010

La memoria, tema del Salone Internazionale del Libro 2010

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Il programma del Salone del Libro 2010 si può leggere qui, un piccolo libro elettronico,  con un click si sfogliano le pagine, la lettura diventa legame tra passato e futuro. Il motivo conduttore dell'edizione di quest'anno era la memoria.
A Torino se ne è parlato a lungo nei giorni scorsi e l'affascinante tema è stato analizzato da diversi punti di vista, nel corso di interventi, presentazioni e lezioni: l'incontro con Pupi Avati La memoria italiana tra letteratura e cinema, La memoria difficile: dire la Shoah,  la Lectio magistralis di Gianfranco Ravasi “Fate questo in memoria di me”, l'incontro con Giuseppe Tornatore Cinema e memoria: Ba'aria, l'incontro con Helga Schneider Le memorie difficili, la Lectio magistralis del Cardinale Bagnasco Segni della memoria e sfida educativa  l'incontro con Umberto Eco L'avvenire della memoria.  Dice Eco che esistono tre parole che significano la stessa cosa, anima, cultura e memoria. "L'anima è fondamentalmente  memoria,  perdi la memoria perdi la continuità di te stesso, perdi l'anima"

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Mi ricordo il meraviglioso personaggio di Borges, ""Funes el memorioso" che, "cadendo, perdette i sensi; quando li riacquistò, il presente era quasi intollerabile tanto era ricco e nitido, e così pure i ricordi più antichi e più banali". Ireneo, immobilizzato, vede e ricorda, nei minimi particolari, assimila ogni cosa, nei minimi dettagli e la sua memoria infinita racchiude la complessità dell'universo, difficile da interpretare e filtrare. "Noi, in un occhiata, percepiamo: tre bicchieri su una tavola. Funes: tutti i tralci, i grappoli e gli acini d’una pergola. Sapeva le forme le forme delle nubi australi dell'alba del 30 aprile 1882, e poteva confrontarle, nel ricordo, con la copertina marmorizzata d'un libro che aveva visto una sola volta, o con le spume che sollevò un remo, nel Rio Negro, la vigilia della battaglia di Quebracho."
"Egli ricordava, infatti, non solo ogni foglia di ogni albero di ogni montagna, ma anche ognuna delle volte che l’aveva percepita e immaginata."
Un racconto che mi ha fatto immaginare una condizione di perfetta infelicità.

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giovedì 13 maggio 2010

Leggere Maonomics di Loretta Napoleoni mentre l'Europa si prepara all'austerità

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"E' il lavoro che produce i soldi. Il denaro è un mezzo di scambio ed il suo compito non è quello di produrre altro denaro". E' questa la tesi che la mia metà sostiene da tempo ed è stata per lui una grande soddisfazione trovarne la conferma in Maonomics,  il saggio scritto da una economista i cui testi sono tradotti in diciotto lingue.
Loretta Napoleoni, nel suo libro, racconta  la Cina per comprendere la nostra realtà, penetrarla e migliorarla: io l'ho letto, come una volta leggevo le storie di civiltà sconosciute, alla ricerca delle relazioni con il nostro mondo.



Il messaggio di Maonomics l'ho trovato nel capitolo in cui Loretta Napoleoni parla della situazione attuale dell'Islanda che, nel 2005, era considerata la seconda nazione con il reddito pro capite più alto al mondo:
"Solo pochi fortunati hanno un lavoro....Il paese è andato in bancarotta...elemosinano dal Fondo Monetario Internazionale i soldi per il combustibile dei pescherecci o per i contenitori dove immagazzinare il latte...L'economia dell'isola dipende di nuovo dall'agricoltura e dalla pesca..."

E l'ho ritrovato nei pensieri espressi da Paolo Tosi, responsabile di una società finanziaria: "Oggi mio malgrado vendo e compro volatilità...ma il malessere quando torno a casa è evidente e la notte sogno di costruire bulloni per avvitare tubi Innocenti".

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Un messaggio su cui riflettere mentre l'Europa, dopo la crisi di fiducia nell'Euro, prepara le misure per il suo futuro.



lunedì 10 maggio 2010

Lettera a una blogger

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Nel silenzio della notte, un marito si alza ed accende il computer: è interessato, particolarmente interessato ad un blog, così sceglie le ore più tranquille per leggerlo.
Al termine, non scrive un commento, prepara una lettera per l'autrice del blog, sua moglie, la firma: "tuo marito". Io l'ho trovata deliziosa, perciò ne riporto alcuni brani:


"...sai quanto non mi sono mai interessati i blog, ed ecco che tu due mesi fa’ ne apri uno!
I pochi momenti liberi che tenevi per te erano dedicati alla lettura, ora ti guardo mentre ti destreggi tra libri, giornali, scatole colmi di biglietti custoditi da tempo, Gmail, e-mail, telefono etc… e penso: prepara un post!
...Che cosa scriverà in quei post? Quale sarà l’ultima richiesta fattale?...Apro e quel “Carpe diem” con la colomba che spicca il volo dalle tue mani (che tu hai disegnato per il diario che hai scritto per nostra figlia) è stato stimolo al mio procedere nel guardare. ...Il tuo blog era ed è diventato il mio libro della "notte"... Ammiro la semplicità dei post pubblicati...ho trovato il modo di respirare aria pulita e frizzante. Ti ho svelato il segreto delle mie alzate notturne, per te incomprensibili, ma te lo meriti e te lo devo lo svelamento di questo mio segreto. Sei riuscita a farmi apprezzare anche i blog!
...Continua questo altro nuovo cammino, tra i tanti che già percorri"


(link al post originale, dal Blog Signora G)

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venerdì 7 maggio 2010

...un messaggio da Wall Street

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Come può accadere che nel mondo della finanza virtuale  un operatore "distratto" mandi un ordine di vendita premendo, accanto al numero,  il tasto B (billion) invece del tasto M (million), provocando così enormi perdite?  e noi, come possiamo crederci?



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mercoledì 5 maggio 2010

Un messaggio da Atene

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Pensare che gli insegnamenti dalla Grecia giungano a noi solamente dal passato è sbagliato perchè,  se guardiamo gli avvenimenti recenti,  arriva all'Europa un nuovo messaggio: non tutto verrà accettato in silenzio e le  molotov gettate oggi contro le banche sono il simbolo della vita reale che si contrappone in modo imperativo alla gestione virtuale dell' economia.


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martedì 4 maggio 2010

"...una migliore qualità della vita"





Sul sito della British Petroleum, lo slogan è scritto a caratteri verdi, accanto all'immagine di una giovane donna che sorride:

"I nostri prodotti e servizi energetici contribuiscono ad una migliore qualità della vita, offrendo libertà per muoversi, scaldarsi, vedere"

 
Una libertà che avrà un alto costo per gli abitanti del Golfo del Messico e per tutti noi.







(le immagini di Greenpace)

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(vedi anche Pheqof annotazioni "A better quality of life")

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sabato 1 maggio 2010

Grazie da Emergency

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da: Io sto con Emergency allistante@emergency.it
a:   pheqof@gmail.com
data: 29 aprile 2010 06.31
oggetto: Grazie

Cari amici,
vorrei ringraziarvi dello straordinario sostegno che avete dato a Emergency in questa difficile situazione.
Insieme a voi abbiamo vissuto un periodo di grande preoccupazione per i nostri operatori umanitari e per l'ospedale di Lashkar-gah, l’unica struttura nella regione in grado di offrire cure chirurgiche gratuite e di qualità alle tante vittime di guerra.
Come sapete, i nostri tre colleghi italiani sono stati rilasciati con tante scuse. Un rilascio, come hanno detto gli stessi servizi di sicurezza afgani, frutto non di pressioni di sorta ma dovuto a una semplice, banale verità: sono innocenti. L’avevamo detto fin dal primo, durissimo giorno, e voi con noi. Dei sei collaboratori afgani che erano stati prelevati insieme agli italiani, cinque sono stati rilasciati il 28 aprile; sul sesto stanno proseguendo le indagini. I nostri avvocati e il nostro personale a Kabul continuano naturalmente a monitorare la situazione.
Stiamo già lavorando per la riapertura dell’ospedale di Lashkar-gah: continuare ad assicurare assistenza alle vittime di guerra – per il 40 percento bambini – è la nostra priorità, come lo è stata per i quindici anni della nostra storia.
Siamo riusciti ad affrontare a testa alta questi giorni durissimi grazie a due fattori. Il primo, naturalmente, era la consapevolezza che i nostri fossero innocenti. Ma l’altro ingrediente fondamentale siete stati voi: il vostro sostegno, le mail e le telefonate, la presenza a piazza San Giovanni (con il corpo o con lo spirito), le quattrocentomila firme in quattro giorni. Di tutto questo, non sappiamo come ringraziarvi. Anzi, lo sappiamo: continuando a fare sempre di più e sempre meglio il nostro lavoro, curando chiunque ne abbia bisogno. E siamo sicuri che voi non ci farete mancare il vostro sostegno in futuro, anche con un gesto che a voi non costa nulla, come la devoluzione del 5 per mille per gli ospedali di Emergency.
Ancora una volta, grazie di cuore. A presto,


Cecilia Strada
Presidente di Emergency

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giovedì 29 aprile 2010

La Serata Manzoniana: parole dal passato per interpretare il presente

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Stasera Milano è al centro del mondo.

La voce di Giorgio Albertazzi attraversa le navate del Duomo di Milano, arriva al cuore di chi lo sta ascoltando: "Addio monti sorgenti dall'acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi é cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l'aspetto dé suoi più familiari; torrenti, dé quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendio, come branchi di pecore pascenti; addio!"

Stasera chi abita in Lombardia ha potuto seguire in anteprima, in diretta dal luogo simbolo del suo capoluogo, un'anticipazione di uno spettacolo unico, la Serata Manzoniana.
I brani de I Promessi Sposi  insieme alle canzoni scritte oggi diventano il simbolo della continuità fra passato e presente, così  le parole "una città decimata dalla peste"  sollevano la domanda  "qual è la peste del presente".

"Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci...una donna..." la voce di Albertazzi si incrina quando pronuncia il nome di Cecilia, perchè lei è l'immagine delle vittime innocenti  della peste del nostro secolo.
Una giovane donna canta il suo dolore di madre, con parole semplici: "Cecilia, bambina mia. Cecilia, una parola. Cecilia, bambina mia. Cecilia, la tua voce.
Cecilia non aver paura."


(L’opera musicale di Michele Guardi e Pippo Flora tratta dal romanzo di Alessandro Manzoni andrà in scena il 18 giugno allo stadio Meazza di Milano)

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martedì 27 aprile 2010

Maonomics, l'amara medicina di Loretta Napoleoni per i mali della nostra economia

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Se l'intento è di sorprendere il lettore, Loretta Napoleoni ci riesce sin dalle prime pagine del suo libro.
Anzi, sin dal titolo, Maonomics, creando un neologismo composto dalla parte iniziale del nome  del grande timoniere 毛泽东 "Mao" e dal suffisso inglese "nomics", dal greco "legge".

L'abbiamo acquistato il giorno stesso in cui è uscito nelle librerie, vuoi per l'interesse verso gli argomenti trattati, vuoi per il fatto che è scritto  da una donna. E' un libro che volge uno sguardo penetrante sulla globalizzazione e sulle  interrelazioni con  democrazia,  comunismo e capitalismo; che cerca di abbattere alcune visioni un po' troppo occidentali, sgombrando il campo da  idee preconcette e dagli stereotipi presentati dai nostri mezzi di informazione.

Con grande semplicità Loretta Napoleoni racconta, dati alla mano,  che la Cina sta investendo sulle nuove fonti di energia rinnovabili,  ricorda che lo "sfruttamento" è stato alla base anche dello sviluppo delle nostre economie, spiega che l'occidente sta regredendo sul piano della tutela dei diritti umani, mentre la Cina è sulla strada opposta, sostiene che il denaro non è finalizzato a produrre altro denaro e, cosa a cui non diamo la giusta importanza, che l'Occidente non produce più nulla.
L'obiettivo del Dragone è l'autosufficienza per il suo futuro: Loretta Napoleoni presenta un modello Cina che l'Occidente deve guardare per analizzarne gli aspetti positivi e un modello Occidente che necessita, nel raffronto, di un'analisi critica per non andare incontro al proprio fallimento. Non solo economico.

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venerdì 23 aprile 2010

Siamo tutti migranti


“Siamo tutti migranti. Stiamo permanentemente abbandonando una terra per trasferirci altrove” afferma Christina de Caldas Brito.
Ed è proprio così, il distacco è un’esperienza ineliminabile dalla vita umana: lungo il proprio percorso, ciascuno di noi deve scontrarsi con questa realtà e affrontarla, perché ogni cambiamento consiste nell’abbandonare una situazione nota, familiare e trovarsi in una nuova, diversa condizione.
Ogni mutamento, dal più grande al più piccolo, incide inevitabilmente sulla nostra persona, sul nostro essere. Siamo portati ad ogni passo, a confrontarci con noi stessi, ad adattarci a situazioni a volte non gradite e a trovare la forza di affrontarle ed accettarle, in alcuni casi, anche senza poterle comprendere.
Hesse sostiene: “La linea essenziale del nostro destino è fatta di queste esperienze che nessuno vede” perché avvengono all’interno, nel profondo del nostro animo e sono invisibili agli occhi della maggior parte delle persone ma si manifestano, di fatto, nella più profonda essenza. Le esperienze che viviamo ci determinano e ci modificano ed è proprio attraverso il distacco e il cambiamento che, a poco a poco, possiamo comprendere chi siamo veramente.
“Era….la prima crepa nei pilastri che avevano sorretto la mia vita infantile e che ogni uomo deve abbattere prima di diventare se stesso.” Ogni volta che quei pilastri vengono scalfiti ci sentiamo soli a dover affrontare il mondo, a dover trovare la nostra strada ed è come se una parte di noi stessi morisse assieme ad un ricordo smarrito, ad una persona cara scomparsa, ad un luogo abbandonato nell’oblio della memoria. “Assaggio la morte che ha un sapore amaro perché è nascita, angoscia e paura di un tremendo rinnovamento.”
Ed è in quei momenti che tutto ciò che prima ci pareva familiare viene percepito come qualcosa di estraneo, diverso e, per certi aspetti, ignoto. Si apre uno squarcio dentro di noi che spesso è difficile ricucire. Quando ad esempio ci allontaniamo dal nostro ambiente e partiamo per un viaggio, più o meno lungo, che modifica profondamente la nostra interiorità, la nostra visione delle cose, al momento del ritorno veniamo pervasi da una sensazione particolare, ci sentiamo estranei visitatori di quella che un tempo chiamavamo “casa”. Nulla è cambiato in quel luogo, ma tutto è cambiato dentro di noi. Non sempre è possibile ricucire quello strappo; come sostiene Christiana de Caldas Birto, però, “gli ostacoli possono trasformarsi in occasioni di crescita” perché è proprio quando ci sentiamo persi, estraniati dal mondo che ci circonda, che siamo spinti alla ricerca di noi stessi, troviamo, dentro di noi, nuove energie, una nuova forza che ci permette di ricostruire quella parte di cuore che temevamo di aver perso per sempre e, così, come nel viaggio secondo la visione di De Chirico, giungiamo “ad una probabile conquista…un nuovo arrivo e subito dopo una nuova partenza”. Non si finisce mai di ricercare la propria identità, di conoscere se stessi: c’è sempre qualcosa da scoprire nel profondo del nostro animo. Ed ecco che De Chirico ci ripropone il mito di Odisseo, che “ricerca se stesso attraverso la peregrinazione e la perdita di tutto, tranne che della memorie.”
Poiché è grazie al ricordo che ogni esperienza vissuta può essere sottratta all’oblio e valorizzata. I luoghi in cui ci siamo recati, le sensazioni e le emozioni vissute, i gesti e gli sguardi delle persone a noi più care che abbiamo perduto e appartengono al nostro passato, continuano a vivere nella nostra memoria ogni volta che vengono ricordati.

Nulla è perduto, ogni istante vissuto ci ha modificati e, per questo motivo, vive con noi, in noi, in ogni nostro gesto e in ogni nostra parola, ci accompagna in ogni viaggio, quando, pur sentendoci soli e persi, non possiamo rinunciare a quell’istinto di partire, di conoscere nuovi luoghi e nuove persone. Ed è così che, forse, siamo un po’ meno soli.


(autrice del post: "Diciannove")
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mercoledì 21 aprile 2010

Eyjafjallajökull, quando la realtà virtuale si sostituisce alla realtà

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"Ci si è affidati quasi interamente a modelli previsionali di diffusione a distanza della nube stessa, i quali non sono stati tempestivamente messi a confronto e integrati con le osservazioni e i campionamenti diretti."
dichiara Massimo Del Guasta (Istituto di Fisica Applicata, CNR).


Siamo leggermente sorpresi giacchè i milioni di passeggeri sono persone reali.


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lunedì 19 aprile 2010

Eyjafjallajökull nella nostra vita

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Era uno degli ultimi voli decollati da Madrid ed atterrati a Milano.
Abbiamo tirato un sospiro di sollievo quando venerdì notte l'aereo su cui viaggiava nostra figlia con i suoi compagni di classe è atterrato a Malpensa.



Nel nord Europa, Francesca e i suoi ragazzi sono in attesa di tornare in Italia, da sabato.
A loro voglio mandare un saluto, nell'attesa che arrivino qui.


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