giovedì 29 aprile 2010

La Serata Manzoniana: parole dal passato per interpretare il presente

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Stasera Milano è al centro del mondo.

La voce di Giorgio Albertazzi attraversa le navate del Duomo di Milano, arriva al cuore di chi lo sta ascoltando: "Addio monti sorgenti dall'acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi é cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l'aspetto dé suoi più familiari; torrenti, dé quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendio, come branchi di pecore pascenti; addio!"

Stasera chi abita in Lombardia ha potuto seguire in anteprima, in diretta dal luogo simbolo del suo capoluogo, un'anticipazione di uno spettacolo unico, la Serata Manzoniana.
I brani de I Promessi Sposi  insieme alle canzoni scritte oggi diventano il simbolo della continuità fra passato e presente, così  le parole "una città decimata dalla peste"  sollevano la domanda  "qual è la peste del presente".

"Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci...una donna..." la voce di Albertazzi si incrina quando pronuncia il nome di Cecilia, perchè lei è l'immagine delle vittime innocenti  della peste del nostro secolo.
Una giovane donna canta il suo dolore di madre, con parole semplici: "Cecilia, bambina mia. Cecilia, una parola. Cecilia, bambina mia. Cecilia, la tua voce.
Cecilia non aver paura."


(L’opera musicale di Michele Guardi e Pippo Flora tratta dal romanzo di Alessandro Manzoni andrà in scena il 18 giugno allo stadio Meazza di Milano)

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martedì 27 aprile 2010

Maonomics, l'amara medicina di Loretta Napoleoni per i mali della nostra economia

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Se l'intento è di sorprendere il lettore, Loretta Napoleoni ci riesce sin dalle prime pagine del suo libro.
Anzi, sin dal titolo, Maonomics, creando un neologismo composto dalla parte iniziale del nome  del grande timoniere 毛泽东 "Mao" e dal suffisso inglese "nomics", dal greco "legge".

L'abbiamo acquistato il giorno stesso in cui è uscito nelle librerie, vuoi per l'interesse verso gli argomenti trattati, vuoi per il fatto che è scritto  da una donna. E' un libro che volge uno sguardo penetrante sulla globalizzazione e sulle  interrelazioni con  democrazia,  comunismo e capitalismo; che cerca di abbattere alcune visioni un po' troppo occidentali, sgombrando il campo da  idee preconcette e dagli stereotipi presentati dai nostri mezzi di informazione.

Con grande semplicità Loretta Napoleoni racconta, dati alla mano,  che la Cina sta investendo sulle nuove fonti di energia rinnovabili,  ricorda che lo "sfruttamento" è stato alla base anche dello sviluppo delle nostre economie, spiega che l'occidente sta regredendo sul piano della tutela dei diritti umani, mentre la Cina è sulla strada opposta, sostiene che il denaro non è finalizzato a produrre altro denaro e, cosa a cui non diamo la giusta importanza, che l'Occidente non produce più nulla.
L'obiettivo del Dragone è l'autosufficienza per il suo futuro: Loretta Napoleoni presenta un modello Cina che l'Occidente deve guardare per analizzarne gli aspetti positivi e un modello Occidente che necessita, nel raffronto, di un'analisi critica per non andare incontro al proprio fallimento. Non solo economico.

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venerdì 23 aprile 2010

Siamo tutti migranti


“Siamo tutti migranti. Stiamo permanentemente abbandonando una terra per trasferirci altrove” afferma Christina de Caldas Brito.
Ed è proprio così, il distacco è un’esperienza ineliminabile dalla vita umana: lungo il proprio percorso, ciascuno di noi deve scontrarsi con questa realtà e affrontarla, perché ogni cambiamento consiste nell’abbandonare una situazione nota, familiare e trovarsi in una nuova, diversa condizione.
Ogni mutamento, dal più grande al più piccolo, incide inevitabilmente sulla nostra persona, sul nostro essere. Siamo portati ad ogni passo, a confrontarci con noi stessi, ad adattarci a situazioni a volte non gradite e a trovare la forza di affrontarle ed accettarle, in alcuni casi, anche senza poterle comprendere.
Hesse sostiene: “La linea essenziale del nostro destino è fatta di queste esperienze che nessuno vede” perché avvengono all’interno, nel profondo del nostro animo e sono invisibili agli occhi della maggior parte delle persone ma si manifestano, di fatto, nella più profonda essenza. Le esperienze che viviamo ci determinano e ci modificano ed è proprio attraverso il distacco e il cambiamento che, a poco a poco, possiamo comprendere chi siamo veramente.
“Era….la prima crepa nei pilastri che avevano sorretto la mia vita infantile e che ogni uomo deve abbattere prima di diventare se stesso.” Ogni volta che quei pilastri vengono scalfiti ci sentiamo soli a dover affrontare il mondo, a dover trovare la nostra strada ed è come se una parte di noi stessi morisse assieme ad un ricordo smarrito, ad una persona cara scomparsa, ad un luogo abbandonato nell’oblio della memoria. “Assaggio la morte che ha un sapore amaro perché è nascita, angoscia e paura di un tremendo rinnovamento.”
Ed è in quei momenti che tutto ciò che prima ci pareva familiare viene percepito come qualcosa di estraneo, diverso e, per certi aspetti, ignoto. Si apre uno squarcio dentro di noi che spesso è difficile ricucire. Quando ad esempio ci allontaniamo dal nostro ambiente e partiamo per un viaggio, più o meno lungo, che modifica profondamente la nostra interiorità, la nostra visione delle cose, al momento del ritorno veniamo pervasi da una sensazione particolare, ci sentiamo estranei visitatori di quella che un tempo chiamavamo “casa”. Nulla è cambiato in quel luogo, ma tutto è cambiato dentro di noi. Non sempre è possibile ricucire quello strappo; come sostiene Christiana de Caldas Birto, però, “gli ostacoli possono trasformarsi in occasioni di crescita” perché è proprio quando ci sentiamo persi, estraniati dal mondo che ci circonda, che siamo spinti alla ricerca di noi stessi, troviamo, dentro di noi, nuove energie, una nuova forza che ci permette di ricostruire quella parte di cuore che temevamo di aver perso per sempre e, così, come nel viaggio secondo la visione di De Chirico, giungiamo “ad una probabile conquista…un nuovo arrivo e subito dopo una nuova partenza”. Non si finisce mai di ricercare la propria identità, di conoscere se stessi: c’è sempre qualcosa da scoprire nel profondo del nostro animo. Ed ecco che De Chirico ci ripropone il mito di Odisseo, che “ricerca se stesso attraverso la peregrinazione e la perdita di tutto, tranne che della memorie.”
Poiché è grazie al ricordo che ogni esperienza vissuta può essere sottratta all’oblio e valorizzata. I luoghi in cui ci siamo recati, le sensazioni e le emozioni vissute, i gesti e gli sguardi delle persone a noi più care che abbiamo perduto e appartengono al nostro passato, continuano a vivere nella nostra memoria ogni volta che vengono ricordati.

Nulla è perduto, ogni istante vissuto ci ha modificati e, per questo motivo, vive con noi, in noi, in ogni nostro gesto e in ogni nostra parola, ci accompagna in ogni viaggio, quando, pur sentendoci soli e persi, non possiamo rinunciare a quell’istinto di partire, di conoscere nuovi luoghi e nuove persone. Ed è così che, forse, siamo un po’ meno soli.


(autrice del post: "Diciannove")
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mercoledì 21 aprile 2010

Eyjafjallajökull, quando la realtà virtuale si sostituisce alla realtà

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"Ci si è affidati quasi interamente a modelli previsionali di diffusione a distanza della nube stessa, i quali non sono stati tempestivamente messi a confronto e integrati con le osservazioni e i campionamenti diretti."
dichiara Massimo Del Guasta (Istituto di Fisica Applicata, CNR).


Siamo leggermente sorpresi giacchè i milioni di passeggeri sono persone reali.


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lunedì 19 aprile 2010

Eyjafjallajökull nella nostra vita

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Era uno degli ultimi voli decollati da Madrid ed atterrati a Milano.
Abbiamo tirato un sospiro di sollievo quando venerdì notte l'aereo su cui viaggiava nostra figlia con i suoi compagni di classe è atterrato a Malpensa.



Nel nord Europa, Francesca e i suoi ragazzi sono in attesa di tornare in Italia, da sabato.
A loro voglio mandare un saluto, nell'attesa che arrivino qui.


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domenica 18 aprile 2010

Un fantasma sull'Europa


Radar observations at the Eyjafjallajökull eruption site 15 April 2010.


Dal sito dell' Institute of Earth Sciences
l'immagine delle osservazioni radar
dell'eruzione del vulcano Eyjafjallajökull
del 15 aprile 2010.




Vedi altro Eyjafjallajökull, certezze in cenere

martedì 13 aprile 2010

mercoledì 7 aprile 2010

I figli di Giustino Parisse, i nostri figli.



Dopo il 6 aprile 2009 mi sono spesso domandata se qualcuno sentisse qualche responsabilità, non per ciò che era avvenuto, ma per quello che non era stato fatto, prima. 
Qualcuno, mi domandavo,  si sarà posto, pur nel dolore, il problema della responsabilità?
Io abito in provincia di Milano, sono lontana dall'Abruzzo e ho due figlie. Il sei aprile del duemilanove mi sono domandata cosa abbiamo sbagliato, perchè sapevo che qualcosa avevamo sbagliato, e come mai nessuno lo domandasse ad alta voce.
Poi, ho letto la lettera che Giustino Parisse ha scritto ieri ai suoi due figli, Domenico e Maria Paola, morti sotto le macerie della loro casa. L'ho letta quasi senza respirare, incredula.

"Io ho avuto la grande colpa di fidarmi di chi ci rassicurava, come voi vi siete fidati di me. Ma della vostra morte sono il primo colpevole: non cerco alibi o giustificazioni anche se mi aspetto anch’io che la giustizia degli uomini faccia chiarezza fino in fondo e stabilisca se prima del sisma ci siano state leggerezze, superficialità, incompetenze."

Giustino Parisse chiede conto a sè stesso, prima che agli altri e le sue parole sono una precisa assunzione di responsabilità. Nei confronti dei suoi figli, dei nostri figli.

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sabato 3 aprile 2010

Educare alla ricerca



"È soltanto possibile far risuonare dall’esterno dei segni che, se approfonditi dalla persona stessa, la aiutano a mettersi con autenticità di fronte a ciò che cerca. Il che vorrebbe dire, per quanto mi riguarda, che devo soprattutto aiutare a mettersi di fronte a quei segni esteriori che indicano il cammino di ricerca che ciascuno deve poi compiere interiormente."




Carlo Maria Martini

venerdì 2 aprile 2010

Le praterie e i caminetti

"Il mondo intorno a noi sta cambiando.Siamo pronti a dare una mano. Ma basta coi caminetti. Parliamo di praterie"
Con poche parole semplici  Matteo Renzi ha avuto ieri il coraggio di lanciare un messaggio a nome delle nuove generazioni.

L'anno scorso avevo parlato di Matteo Renzi qui, portandolo come esempio dei giovani in politica.
Nel corso dell'ultimo anno  abbiamo avuto modo di conoscerne altri:  Roberto Cota, Debora Serracchiani, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Giuseppe Civati,  loro parlano una lingua nuova.

"Noi abbiamo la forza, la determinazione e la serenità per non farci intimorire" è il commento di Cota agli episodi di violenza la vigilia elettorale e Debora Serracchiani spiega i motivi del voto regionale dicendo: "Ci sono più spazi da conquistare che disillusioni da lasciarsi alle spalle".
"Noi siamo un Parlamento e non un museo dove conservare oggetti ammuffiti" dice Matteo Salvini, mentre Giorgia Meloni parla dei giovani "Si racconta solo il lato buio dei nostri ragazzi, l’alcool, la droga, non il talento, il sacrificio."
Giuseppe Civati, dopo la vittoria, scrive sul suo blog con grande semplicità: "Ho ricevuto centinaia di messaggi e di chiamate. Molti non mi hanno votato, né fatto votare, ma una volta eletti è decisamente più facile ricevere gli endorsement. Sulla rete serpeggiano candidature, nell'ordine, a: sindaco di Milano, segretario regionale, candidato premier. Forse è il caso di darsi una regolata. Ascoltate Trevor. Prima ci vuole la relazione, poi ci vuole il movimento, infine si trova il leader che la interpreti."

Loro parlano una lingua nuova,  e spiegano il loro pensiero, la loro visione del mondo. Un mondo che sin da ora non appartiene  a coloro che siedono davanti ai caminetti.
Un segnale per la politica, l'informazione, l'architettura, il giornalismo, la ricerca ed il mondo imprenditoriale, in fondo un segnale per tutti noi.